Che “animale” politico è Beppe Grillo?


Spesso mi sono chiesto riguardo a Beppe Grillo: politicamente parlando che “animale” è?

Per certi versi, nel nostro panorama politico Grillo rimane un’anomalia, come lo è, ed è stato, Berlusconi. Ma ascoltando le cose che ha detto in tutti questi anni, sono giunto alla conclusione che Beppe Grillo lo si potrebbe descrivere come un “Neo Maltusiano di destra” o, in parole povere, un ambientalista di destra. Per lui, come per Malthus, esiste un grosso problema per lo sviluppo economico come concepito oggi. Nella fattispecie, il problema consiste nei limiti imposti dai fattori ambientali, o da un pianeta le cui risorse materiali ed energetiche non sono appunto infinite. L’idea attuale di un continuo sviluppo, nei fatti, cozza con il limite ecologico. Tuttavia, per Grillo le soluzioni per questo problema sono soluzioni che passano attraverso un’organizzazione sociale di destra, autoritaria, che vede la sostituzioni dei processi decisionali democratici con processi decisionali attuati da un potere centralizzato. Grillo, su questo fronte, si distingue nettamente da un Jeremy Rifkin, che è appunto un  neo Maltusiano di sinistra che trova le soluzioni al problema dello sviluppo nell’instaurazione di un mix di socialismo e ambientalismo, il quale si propone l’obiettivo di trasformare, democraticamente nel tempo, i nostri sistemi economici attuali in sistemi economici a bassa entropia, o cosiddetti “sostenibili”.

Anche Grillo è un fautore della decrescita felice, ma la strada per arrivare a questo tipo di sviluppo per Grillo di certo non è né il socialismo, né la dialettica democratica, ma un’organizzazione sociale più centralizzata. Ovvero, i processi decisionali per arrivare alla “decrescita felice”, o ad un’economia a bassa entropia, sono trasformazioni che necessariamente non possono prescindere da processi autoritari, piuttosto che avvenire mediante la partecipazione democratica.

Grillo, inoltre, si distingue anche dal nostro Pasolini, il quale criticò la concezione di uno sviluppo senza progresso, facendo notare non solo i limiti ambientali, ma anche i limiti culturali e sociali di uno sviluppo malsano che annienta da un punto di vista culturale e sociale l’essere umano attraverso l’omologazione al consumismo e la subalternanza al concetto o paradigma dell’Homo oeconomicus. La critica di Pasolini allo sviluppo era, dopo tutto, una critica ben radicata nel marxismo, cosa che non si può per nulla affermare, o intravedere, nel pensiero di Grillo. Quest’ultimo ha delle concezioni di controllo sociale che assomigliano più al fascismo, o alle visioni dell’estrema destra, Non a caso, lui è legato ad un uomo come Casaleggio, personaggio che nell’ambiente dei think thank della destra conservatrice nord americana è molto stimato.

E’ importante fare queste analisi di tipo sociologico su Grillo, affinché si possa capire come mai ha ingannato molti elettori di sinistra. Molti di sinistra infatti, lo hanno votato, e continuano a sostenerlo, perché sono stati sedotti dal suo ambientalismo, dai suoi sproloqui sulla democrazia dal basso e dalla promessa di estendere la partecipazione ai processi democratici attraverso l’uso apparentemente libertario di mezzi di comunicazione nuovi, quali il web.

L’ecologismo in Grillo rimane, ma l’animale politico in lui viene nettamente fuori nelle sue scelte radicalmente in contrasto con una concezione “bottom up”, o democratica del potere. Detto molto rozzamente, riguardo all’organizzazione del potere, Grillo ha molto in comune con il populismo sociale fascista in cui al “benessere” del popolo ci pensa antidemocraticamente chi gestisce il potere. In contrasto, Grillo ha ben poco, o nulla, in comune con le critiche socio economiche nei confronti del potere avanzate per esempio da un Marx, da un Gramsci o da un Marcuse, pensatori che volevano che il popolo si affrancasse da un certo “Potere”, prendendo coscienza di come quest’ultimo gestisce le loro vite attraverso decisioni poco democratiche.

E’ importante capire queste apparenti sottigliezze nel pensiero di Grillo, in un momento in cui il grillismo si sta fondendo con l’antieuropeismo neofascista, che da destra cavalca lo scontento sociale derivante dalle politiche neoliberiste fallimentari imposte dell’attuale Europa. Sarebbe inoltre anche importante capire queste apparente sottigliezze, soprattutto per quel popolo di sinistra che ancora sostiene Grillo.

Marcello Mozzicato

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