Input del 17 settembre 2014 – Potranno le molliche della crisi canicattinese salvarci da una lenta e non “subbitanea” morte per “affucamento”?


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Schermata 2014-08-06 a 10_07_43Qualcuno pensa che di cultura non si mangia.

Ha perfettamente ragione, da sola non basta a mangiare. Altrimenti non possiamo spiegarci come fior di laureati sembrino appena usciti da una scrupolosa cura dimagrante, fatta di pane e cipolla.

Allora apparecchiamo la tavola. La nostra Amministrazione Comunale tutto può fare per risparmiare: spegnere l’illuminazione pubblica, eliminare telefoni, telefonini, macchine, straordinari, incarichi esterni, assessori, carta, penne, matite, carta igienica, piazze, piazzette, giochi, festini e festicciole, per altro tutto ridotto all’ossatura scheletrica, ma non può rinunciare ad investire sul più grande patrimonio della città: la nostra cultura.

Nell’ordine, a Canicattini abbiamo: una Chiesa, un Ponte, una Villa chiusa, una Piazza e tante figliolette (leggi piazzette) sparse “paisi paisi“. Poi abbiamo un numero smisurato di associazioni, ognuna della quali vale oro quanto in peso specifico tutti i “Monumenti” messi insieme.

Non possiamo che punture su noi stessi, sulla nostra identità, quindi sulla nostra cultura. Fare tutto questo presuppone due precondizioni, indispensabili e legate tra loro:

1. L’amministrazione apparecchia la tavola. Mette le sedie, le posate, i piatti i “bicchera“, per tutti ed a volontà;
2. Noi, ci mettiamo il resto.

Cose da mettere c’è ne sono cosi tante, ma talmente tante da poterci “addubbare” noi e quanti dall’esterno sono affamati di questo genere alimentare, che è per l’appunto la cultura.

Scusa: qualcuno potrebbe obiettare “ma dove vivi, si fa cosi a Canicattini”.

No che non si fa così. Perchè, da un lato, l’Amminstrazione apparecchia tante tavole separate, quanti sono i singoli che hanno fame e noi, dall’altro, preferiamo mangiare da soli. Ognuno con la sua tavola, con le sue posate. Una specie di Ristorante, dove ognuno sceglie il suo personalissimo menù. Bene, per capire questa cosa, immaginiamo quanto accade nelle “case” canicattinesi. Capita che la plurimandataria dei lavori del focolare, debba preparare tante pietanze diverse, spesso in corrispondenza del numero dei componenenti del nucleo familiare. Immaginiamo poi, quando uno dei commensali afferma: “perchè a lei di più”, e l’altra risponde “tu hai preso tutta la nutella”, e se non si fermano a due, la gestione della “mangiata” diventa complicatissima. Per finire immaginiamo quell’altra frase, estremamente esplicativa al punto da chiudere il cerchio e mostrare l’intera problematica nella gestione della pignata Comune: “tutti cosi ro culu tuou ana sciri“.

Ecco, tutto questo… è la poesia di Canicattini Bagni, che come nelle migliori famiglie allargate, l’articolo primo della sua costituzione, che recita: “Cch’e vicini e cch’e parenti nun ci accattari e nun ci vinniri nenti”.

Per finire il carico da undici, per altro del palo della briscola. Penso che noi canicattinesi “non ci possiamo vedere allustro” per un semplice motivo, abbiamo fatto nostro un proverbio, sviluppandolo all’ennesima potenza: “cu mancia sulu s’affuca” e perseveriamo “nell’affucamento“, per la qual cosa “non ci possiamo vedere nessuno allustro“.

 

E allora, potranno le molliche della crisi canicattinese salvarci da una lenta e non “subbitanea” morte per “affucamento“?

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