Input del 9 giugno 2014 – Ma sotto i nostri occhi, Canicattini cambia?


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cambiaPuò la semplice modifica dell’ingresso di una scuola elementare, essere elemento indicativo e caratterizzante di un cambiamento?

Eppure è così, considerato l’interesse dell’Input di ieri. Siamo capaci di accontentarci del nulla. Allora, ecco il nulla del cambiamento. Sulla forma non ho le giuste conoscenze per esprimere un parere competente, soltanto un’opinione, come tale confutabile.

La modifica di una “facciata” è da ascrivere nella sfera del falso storico, sia sotto l’aspetto artistico, che culturale. Un opera nasce nel suo tempo e come tale vive nell’eternità, modificare l’aspetto esteriore di un Palazzo Storico, non ci aiuta a ricercare quella fondamentale identità storica di essere canicattinesi, di cui abbiamo bisogno come il pane.

Ma il fatto più importante del cambiamento riguarda la sostanza, e qui mica bastano le apparenze false o vere, qui si impone la realtà, quella cruda. Il nostro è un paese che da almeno venti anni sotto l’aspetto culturale è fermo, il che vuol dire, in un un mondo che cambia ogni minuto, andare indietro. E qui le colpe non sono solo del Sindaco e della sua amministrazione, ma riguardano anche noi cittadini.

Non esiste un barlume di dibattito, una benchè minima partecipazione dei cittadini alle scelte della città, una qualsivoglia discussione pubblica. Questa è una città che subisce le scelte degli altri, per cui non ha diritto a lamentarsi a scelte avvenute. Abbiamo paura, paura di avere un pensiero critico pubblico, di esprimere pubblicamente il nostro punto di vista. Ogni cinque anni, qualcuno si candida e ci viene a raccontare la solita tiritera, per poi risprofondare nel buio più assoluto.

Chi rimane attivo, proponendosi nel deserto, come un’oasi, ha tutto da perdere, a titolo personale, rispetto ad una totale omologazione e assuefazione… alla barca che va, rimane un emerito… escluso.

Ben venga l’esperienza locale del Movimento Cinque Stelle, uno spazio aperto alla discussione, a non accettare tutto quello che ci viene proposto, senza neppure fiatare.

L’unione di due elementi, una crisi economica che sta sconvolgendo le nostre abitudini, e la nostra cronica incapacità di vivere la nostra città, conducono nella direzione di un paese destinato a scomparire dalla faccia della terra.

Esagerato? Forse No.

paolo.giardina@virgilio.it

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