Abolizione delle province: è già il caso di festeggiare?


Leggo sui media tradizionali e sui social network di un certo tripudio per l’abolizione delle province voluta dal Presidente della Regione Sicilia Crocetta, con la sua maggioranza piddina e con l’appoggio dei Casinisti dell’UdC e dei pentastellati grillini.

Io però, che sono notoriamente un menagramo, non riesco ad esplicitare cotanta felicità per tutta una serie di dubbi che ronzano nella mia testa di disfattista.

Partiamo dal dato di fatto: con l’abolizione di tali enti, non ci saranno più Presidenti, Assessori e Consiglieri da stipendiare. Ottima notizia, per carità, però rimangono sul groppone della Pubblica Amministrazione la fitta schiera di dipendenti che andranno ricollocati, e su di loro non vi sarà alcun risparmio (e migliaia di impiegati a stipendio medio costano di più di decine di politici a stipendio elevato, quindi non è che si risparmi una cifra capace di sanare i bilanci regionali).

Inoltre, le Province saranno sostituite da liberi consorzi di Comuni, solo che ancora non si sa chi deciderà la composizione di questi consorzi e come sarà presa tale decisione. Sembra una cosa da poco, ma potrebbe aprire il campo ad accordi, inciuci e becere manifestazioni di malapolitica.

Ma passiamo oltre: una volta fatti i consorzi, i Comuni dovranno mandare i propri rappresentanti; ecco, qui casca l’asino. In passato, se un’Amministrazione Comunale aveva interesse ad inserire un proprio uomo in Provincia, gli toccava sostenerlo in campagna elettorale e fare in modo che raccogliesse un tale consenso popolare da essere eletto (alcuni usavano programmi concreti per ottenere lo scopo, altri facevano promesse roboanti, altri ancora ricorrevano a metodi meno ortodossi quali il voto di scambio, ma tutti dovevano passare attraverso la manifestazione della volontà popolare). In futuro, per mandare i propri rappresentanti nei consorzi dei Comuni, basterà qualche riunione in gran segreto per decidere chi fare sedere nelle poltrone che spettano ad ogni singolo Comune, e non è affatto detto che i personaggi scelti lo saranno solo per meriti acquisiti sul campo.

Inoltre, quanti saranno questi consorzi? Numericamente saranno inferiori, uguali o addirittura superiori al numero delle attuali Province siciliane (attualmente 9)?

Ed i rappresentanti dei singoli Comuni avranno un’indennità di carica? E, se si, non si corre il rischio di sistemare su poltrone, senza passare da elezione alcuna, un numero maggiore di politici che, con le loro eventuali indennità, peseranno ancora di più sui conti pubblici?

Alla luce di queste povere considerazioni, e citando uno scribacchino che usava le parole molto meglio del sottoscritto, potremo un giorno dire che fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…

Andrea Uccello

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2 pensieri su “Abolizione delle province: è già il caso di festeggiare?

  1. Concordo pienamente con la tua analisi, ma già avevo espresso nei giorni precedenti le mie perplessità. Spero di no, ma a mio avviso si tratta di ” fumo “. Tuttavia c’è una novità, continua a non piacermi la maggioranza che oggi ci governa alla regione, conosco bene i casinisti, e quelli il casino lo fanno solo per i posti a sedere, non sono un simpatizzante dei grillini & compani, cioè quando fanno coppia con Grillo e Casaleggio, mentre lo sono dei grillini, il cui limite nasce nello stesso momento in cui si candidano per il potere. Però ho un grande simpatia, politica, per il presidente, che potrà realizzare il suo progetto solo ad una condizione, quella di avere l’appoggio incondizionato dei siciliani,. Comunqee ai posteri l’ardua sentenza.

  2. Pingback: Antenne dritte su Stallaini | CaniCattivi

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