La crisi dal punto di vista di un giovane


EUROCome riuscire a distruggere il sistema che ci soffoca? Come possiamo sentirci gratificati in un sistema sociale dove non c’è un futuro per noi giovani? Quanti pensieri ci sovrastano le menti, quanti progetti, quante idee che non riusciamo a realizzare?

Sono tutte questioni che ci toccano a livello individuale, alzare lo sguardo dalla crisi e guardare oltre, e immaginare quello che vorremmo trovare quando avremo superato questo momento è una sfida tanto affascinante quanto complicata.

Si pongono subito due esigenze: arrivare vivi e insieme alla fine e sperimentare relazioni e modelli alternativi a quelli che hanno determinato la situazione che stiamo vivendo. Dobbiamo guardarci in faccia, riconoscerci come membri di una stessa «grande famiglia», promuovere comunità, convivenza, solidarietà, mutualità. Occorre, come sostengono alcuni, ridisegnare contesti sociali improntati ad una maggiore condivisione. Chi ha di più dovrebbe avere maggiori responsabilità verso la comunità e non più privilegi.

Dobbiamo cambiare i nostri stili di vita e di consumo, uscendo dalla logica del consumare per produrre e produrre per accumulare. Dobbiamo imboccare con convinzione la via della sobrietà e della decrescita e impiegare in modo diverso le risorse, condividere, mettere in comune.

L’innovazione di cui abbiamo bisogno per uscire dalla crisi e cambiare richiede creatività che è alimentata dalla tolleranza e dalla valorizzazione delle diversità. In questo, i giovani e i nuovi cittadini immigrati possono essere una grande risorsa.

Di esperienze di servizi condivisi ce ne sono già molte e dobbiamo continuare ad alimentarle. È molto importante promuovere la formazione per l’acquisizione di nuove competenze orientate alla collaborazione piuttosto che alla competizione e alla formazione alla cittadinanza attiva. Tutte le istituzioni, quelle pubbliche e private , hanno un ruolo importante nel sostenere i comportamenti virtuosi, nel fornire indirizzo e orientamento, nell’esprimere riprovazione e condanna dei comportamenti dannosi.

Spesso si sente affermare che la crisi che stiamo vivendo rappresenta anche un’opportunità per cambiare e forse migliorare. Questa affermazione, anche se vera, va utilizzata con molta cautela, soprattutto perché la crisi non è uguale per tutti e non ha per tutti le stesse conseguenze: per molte persone mette a dura prova la capacità di sopravvivenza ed accentua le diseguaglianze sociali che nel nostro paese sono già enormi.

La crisi inoltre è anche una crisi di fiducia: chi è «l’altro» nella crisi? E’ un nemico o un alleato? La crisi minaccia anche la democrazia: aumenta la sfiducia verso le istituzioni e verso la politica, verso la possibilità di cambiare. In un periodo di grande incertezza abbiamo bisogno di rassicurazioni e diventiamo terreno fertile per la retorica e per la demagogia, con le sue tendenze al riduzionismo, al manicheismo e alla ricerca di capri espiatori, veri o falsi che siano.

Dall’altra parte, però, la crisi può indurre comportamenti solidali e improntanti all’aiuto reciproco: ci si rende conto di avere bisogno gli uni degli altri, si sperimentano e si affermano forme di cooperazione e di collaborazione innovative, più probabili se facilitate da un soggetto super partes, in grado di connettere e promuovere azioni a vantaggio di tutti.

Tutti noi dovremmo farci un piccolo esame di coscienza e lavorando in questa direzione le crisi che stiamo vivendo possono rappresentare ancora una possibilità di cambiamento e di miglioramento della nostra società.

Un mio piccolo pensiero su quello che noi giovani stiamo attraversando.

Salvo Valvo

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