Cava Grande: parla il Dott. Cugno


Il Dott. Giuseppe Cugno è un geologo canicattinese che ha dedicato molto del suo impegno professionale in difesa del territorio, con un amore particolare per Cava Grande del Cassibile. Già nei primi anni ’90 si è battuto, da solo ed a proprie spese, per scongiurare il pericolo che fosse installata una discarica a Stallaini, proprio a ridosso di un sito di tale importanza naturalistica, culturale ed economica. Quello che segue è un contributo che il Dott. Cugno ha voluto mettere a disposizione di CaniCattivi, con tanto di foto del suo archivio personale, rinnovando un legame di affetto nei confronti di questo blog, già mostrato mesi fa, quando ci ha concesso un’intervista per l’inchiesta di Antonella Soldo.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura, sperando di trovarvi tutti pronti in caso di mobilitazione.

Andrea Uccello

laghetti copiaLa Cava Grande del Cassibile è bella. Questo è il canyon  di Cava Grande, da sotto, da sopra, da monte, da valle, dal mare.

Sullo sfondo la scarpata dell'altipiano ibleo centro-orientale, tagliato dalla Cava Grande, corrispondente all'antica linea di costa (falesia) quando il mare invadeva (circa 750.000 anni fa) la pianura costiera, ripresa al largo di Punta del Ciane, che separa l'imbocco della baia di Fontane Bianche a destra e il litorale della Preriserva a sinistra

Sullo sfondo la scarpata dell’altipiano ibleo centro-orientale, tagliato dalla Cava Grande, corrispondente all’antica linea di costa (falesia) quando il mare invadeva (circa 750.000 anni fa) la pianura costiera, ripresa al largo di Punta del Ciane, che separa l’imbocco della baia di Fontane Bianche a destra e il litorale della Preriserva a sinistra

La panoramica di gran parte della cava a partire da Cozzo Carrubbella (in primo piano a sinistra) mostra il profondo solco dell'altipiano, netto e improvviso. E' evidente la rettilinearità della cava frontalmente al mar Jonio, in fondo. La visione aerea evidenzia come la cava si sia impostata in corrispondenza dello spartiacque "superficiale". E' palese la contropendenza del terreno a destra e a sinistra della cava.

La panoramica di gran parte della cava a partire da Cozzo Carrubbella (in primo piano a sinistra) mostra il profondo solco dell’altipiano, netto e improvviso. E’ evidente la rettilinearità della cava frontalmente al mar Jonio, in fondo. La visione aerea evidenzia come la cava si sia impostata in corrispondenza dello spartiacque “superficiale”. E’ palese la contropendenza del terreno a destra e a sinistra della cava.

Uno dei laghetti più lunghi e incassati della cava. Durante le alluvioni degli ultimi anni ha subito un sensibile interramento. L'erosione selettiva dell'arternanza di strati calcarei e marnosi origina l'andamento a scalinata del fondovalle, motivo morfologico conduttore del fiume Cassibile

Uno dei laghetti più lunghi e incassati della cava. Durante le alluvioni degli ultimi anni ha subito un sensibile interramento. L’erosione selettiva dell’arternanza di strati calcarei e marnosi origina l’andamento a scalinata del fondovalle, motivo morfologico conduttore del fiume Cassibile

Un quadro emblematico di scorci paesaggistici del fondovalle della cava

Un quadro emblematico di scorci paesaggistici del fondovalle della cava

 

 

 

 

 

 

Ma ci risiamo.  Dopo il tentativo di anni addietro di ubicare discariche a svariata tipologia di rifiuti in contrada Stallaini (e non solo), a ridosso della Riserva regionale di Cava Grande del Cassibile,  un nuovo impianto di discarica minaccia la perla ambientale nella stessa contrada.

Il sito di C.da Stallaini ricade nel territorio, amministrativo, del Comune di Noto, ma ricade nel territorio, vissuto, dei cittadini di Canicattini Bagni. La riserva ricade parimenti nel territorio, vissuto, dai cittadini di Avola (ne conosco il diffuso senso d’attaccamento per  Cava Grande, come dimenticare i convegni d’avvio delle campagne conoscitive, divulgative e della presa di coscienza, con i sinceri tributi festosi), di Noto, Siracusa.  Siracusa per il territorio amministrativo a nord del Fiume Cassibile, Avola per il territorio a sud, Noto per il territorio a cavallo e a monte.

E così via a volar su verso l’alto al grandangolo satellitare perché possiate avere visione d’insieme, toccare con mano, collocarne il contesto, Sud Est siciliano “l’isola nell’Isola”, la Sicilia, l’Italia, l’Europa, il Mediterraneo di cui Cava Grande condensa  essenze del matrimonio, senza possibilità di divorzio, fra la Geologia nel senso vasto dell’ambiente fisico, e gli “Scenari Meteorologici Ambientali Mediterranei”. Dalla pluralità dei colpi d’alito africani caldi dei 40°, di Scirocco e Libeccio, ai freddi di Tramontana, talvolta gelidi quando d’origine siberiana, sino alle brezze marine: ortogonali alla costa, perfettamente allineate ad insinuarsi su e giù per il Canyon di Cava Grande. La pluralità d’influssi è ricchezza. Ricchezza di tutto,  risorse e prodotti naturali della terra, nella potenza del  gusto, del carico zuccherino, degli odori forti e penetranti (timo, mentuccia, salvia). Tutto è legato a catena e tutto dipende dal “matrimonio” di prima. Ma bisogna fermarsi (mi scuso, ma impossibile elencarne l’intreccio  argomentato, punto per punto in questa sede).

Proseguiamo a salire di quota.  Poi l’Africa, l’Europa, l’America (immaginarsi una cosa del genere, una discarica a ridosso del Gran Canyon. Cosa penseranno i nostri fratelli, parenti, amici degli Stati Uniti) e.. del  Mondo. Si, del Mondo, proprio così, perché Cava Grande è patrimonio naturale dell’umanità, più conosciuta (al mondo) di quanto si immagi.  Per “colpa” di chi ha creduto da sempre in questo gioiello, accendendo assieme a chi ci credeva veramente, la miccia iniziale della divulgazione (libricino su Cava Grande e pubblicazioni varie, spot in tv, convegni, articoli). Poi l’automatica diffusione a macchia d’olio del passa parola di un territorio particolare, a portata di mano, bastava leggerlo. Immergersi dentro i suoi anfratti, spinarsi, ruzzolarsi, bagnarsi nelle sue piscine naturali, facendo ricerca (utile) divertendosi, in piacevoli fatiche che spingono la notte a farsi giorno. Nonostante qualche biscia nascosta strisciante in grotte mentali burocratiche e incantata dalle sirene dei bidoni di rifiuti.  Mentre in parallelo bisognava lottare per difendersi (con  mente, fegato, tempo e soldi) in privato per conto del bene pubblico. Solo perché si era eseguito uno studio geologico conoscitivo  pro verità contro la discarica di Stallaini. Utilizzando da sempre tutto l’umile, modesto, piccolo sapere che sia, ma che è diventato di fatto scudo protettivo di Cava Grande e del sud est di Sicilia (mio albergo dorato di natura, rapporti e affetti vari) dalle incursioni al territorio e ambiente nelle sue risorse primarie come l’acqua e l’aria. Altro che il vociare di cortile, gli arruolamenti comici da campionato locale, il marcamento a uomo, di quei pochi, in vero, che mugugnano. Mugugnavano alla precedente discarica di Stallaini, scongiurata. Sorvoliamo sfiorandolo l’altro incredibile scempio tentato sopra le Sorgenti Fiumarella di alimentazione idropotabile diretta per migliaia di cittadini canicattinesi e di rifornimento idrogeologico della conca Floridia-Siracusa con al cuore le mitiche sorgenti del Ciane, poco prima del Porto Grande di Siracusa. Sbocco della super spugna di assorbimento interno a partire dal vallone Cardinale a ovest e, a sud ovest proprio dal ciglio di Cava Grande. Salvato, proprio così, e lasciato per pudore, carattere, e rischio d’autoreferenzialità ad un composto silenzio, mai sbandierato ai quattro venti al grande pubblico.  Che ci sarebbe stato di male. Carta canta, fatti gridano; acqua, vita, natura e bene pubblico (quello vero non quello a parole) se la godono, e ne hanno goduto inconsapevoli i cittadini. Le parole devono corrispondere alle cose. E  in contemporanea si divulgava la perla di Cava Grande in pubblicazioni. Abissale la differenza di quota fra questi fatti reali e il bla bla del dibattito quotidiano sui giornali.

Ora chiedo a tutti, quale sarebbe stato lo sviluppo del territorio se si fossero lasciati scorrere i reiterati tentativi di discariche varie all’apice e al cuore del rifornimento idrico di un territorio (per me) vocato a ben altro? Per la stipsi d’argomenti, soffocata, dei mugugnanti che avessero visioni diverse, liberatevi. Uscite allo scoperto. Ditelo chiaro e tondo, e che c’è di male. Non si comprende che ormai si tratta di salvare il salvabile in Italia: nella specie la perla d’arte naturale dentro il paradiso della Cava Grande del Cassibile.

E ora ancor di più, in forza di ragioni più consolidate, Vi chiedo, in loco, carissimi avolesi, canicattinesi, netini, siracusani e carissimi cittadini del mondo, visitatori, escursionisti, studiosi, operatori economici (tutti) in senso ampio, cioè i  potenziali “imprenditori” della perla ambientale di Cava Grande, quale deve essere lo sviluppo economico di  questo territorio, quello dei rifiuti o quello dello stimolo al meglio delle vocazioni d’uso del territorio?

Ricordatevi. Tanto più si assecondano le vocazioni del territorio e dell’ambiente, tanto minori saranno gli impatti ambientali negativi, sociali, economi. Tanto più si stravolgono le vocazioni naturali del territorio, tanto più grandi saranno gli impatti ambientali e non solo, per farla breve.

Quest’ultima problematica della discarica Stallaini non è per nulla un fulmine a ciel sereno del 2013, ma un fulmine a cielo sparso di nuvole ombrose degli ultimi anni. Comunque prima delle elezioni regionali e  comunali. Confermo appieno quanto

Il luogo dove sorgerebbe la discarica, subito a ridosso di Cava Grane

Il luogo dove sorgerebbe la discarica, subito a ridosso di Cava Grane

già detto nell’intervista rilasciata al giornale locale La Voce di Canicattini del Marzo 2013, qui aggiornata.  Vediamo come poter rendere facile il difficile, e semplice il complesso. Facciamo così, ora piano piano apprestiamoci, apprestatevi a muovere voi stessi  le ali per intraprendere il volo verso verità e bellezza. Per toccare con mano alle radici e definitivamente la problematica ciclica. Appena elevati  a qualche decina di metri tutto si svela e questo si traguarda. Cava Grande e la zona discarica in contrada Stallaini.

Questo ha fotografato l’osservazione, volando più in alto. A me è capitato di guardare quel territorio e quello ho visto. Poi c’è chi, in loco, anche se trascinato in alto abbassa cupo la testa, mugugna, sbofonchia alle spalle, guarda e vede in quel territorio discariche,  bidoni di rifiuti.

Andiamo al cuore della problematica: l’ubicazione dell’area discarica a Stallaini,  per quella passata, per questa presente e per l’eventuale futura. Al contenuto scientifico, ambientale, paesaggistico e soprattutto all’elemento superiore che stacca tutti gli altri: l’inopportuna ubicazione del sito discarica che implica già a priori, a monte, una notevole concentrazione di rischi ambientali. C’è poi un criterio che dovrebbe  soverchiare tutti altri elementi, data la specificità del luogo: quello del buon senso. Bando alle chiacchiere soggettive. Vediamo il contenuto oggettivo. In  sintesi chiarisco quali sono alcuni  rischi ambientali e perché:

– In primis, in generale risulta inopportuno ubicare la discarica a ridosso della Riserva Naturale della Cava Grande del Cassibile, compromettere al cuore il contesto territoriale più vergine della Provincia di Siracusa, fra i più integri della Sicilia e dell’Italia.

– Stravolgere, turbare e snaturare le insite identità, peculiarità e vocazioni naturali del territorio in relazione agli aspetti complessivi ambientali, ecologici, naturalistici, scenografico-paesaggistici, storico-archeologici e socio-economici.

– L’ubicazione rovescia i principi di corretto uso del territorio, intaccando all’origine del circuito idrico il pregiato bacino idrogeologico interessato.

– Sotto C.da Stallaini all’incrocio del vallone Canseria con il Fiume Cassibile inizia il tratto della Riserva di Cava Grande del Cassibile più selvaggio e vergine, costellato dai notori laghetti di acque limpide, alimentare da piccole e numerose sorgenti incontaminate. Queste sorgenti della Cava Grande emergono  in prossimità del letto del fiume. Per le caratteristiche di protezione morfologiche e geologiche dell’area, si tratta di acque di qualità pregiata. Esse sono rimaste fra le ultime fonti idriche derivate da ­bacini di alimentazione incontaminati. In particolare si ribadisce che le piccole e frazionate sorgenti di Cava Grande sono in assoluto fra le fonti idriche più vergini del sud est della Sicilia, ottime indicatrici ambientali di ampi settori. Pertanto il rischio ecologico in assoluto, per il principio di preservare per il futuro gli spezzoni di ecosistemi che ancora resistono al degrado, lo si considera il massimo per la Sicilia e per l’Italia. Di queste piccole e vergini sorgenti sparse nel fondo valle, in posti impervi e selvaggi ne sono state censite parecchie al cuore di Cava Grande. Esse sono per la gran parte sconosciute dato che le loro emergenze sono celate da anfratti rocciosi e dalla fitta vegetazione in luoghi già di per se accidentati.

-Il fiume di Cava Grande è fra gli ultimi corsi d’acqua ad essere rimasto incontaminato. Per la fortunata concausa di fattori morfologici, antropici, idrografici, che erigono l’area ad una sorta di ” isola paesaggistica ad autoprotezione naturale complessiva ” principalmente per la sua singolare morfologia caratterizzata dal profondo solco che taglia in lungo l’area più rialzata di una vasta porzione del settore centro orientale ibleo. Tant’è che dal versante destro della Cava Grande, generalmente più alto di 50 m rispetto al sinistro, si ha la panoramica di gran parte della Sicilia sud orientale fino all’Etna. Per esempio dal promontorio del Belvedere di Avola Antica, punto di riferimento di turisti e  visitatori della riserva.

– Dal punto di vista idrogeologico un ampio settore attorno Cava Grande, nell’ambito dell’economia e la gestione complessiva delle risorse idriche, rappresenta per la permeabilità dei calcari un serbatoio di accumulo provvidenziale, una “spugna” di assorbimento, di risorse idriche da tutelare cautelativamente per questa e le future generazioni a fronte del degrado selvaggio e irreversibile del territorio senza inversioni di tendenza.

Ma tutti questi rischi  non sono  la vocazione naturale di Cava Grande e del territorio circostante. Le politiche di sviluppo territoriali di Cava Grande passano attraverso, Conoscenza, Difesa, Valorizzazione.

Questi invece gli sbocchi economici propulsivi: costruire un modello, un esempio di graduale e progressivo sviluppo razionale della comunità di una vasta area circostante la riserva (fra i comuni di Avola, Canicattini, Noto, Siracusa) attraverso lo stimolo delle vocazioni d’uso del proprio territorio, decorato al centro e al culmine dall’oasi paesaggistica di Cava Grande. Attingendo a tutte le componenti del territorio, ricchezze ambientali, culturali, prodotti tipici, agriturismo, artigianato, agricoltura, agricoltura biologica, pesca e, nota bene, le più vantaggiose condizioni meteorologiche d’Italia, funzionali allo stimolo di queste caratteristiche. Rimaste non sfruttate per il turismo, l’agricoltura e tutte le attività all’aperto. Le aree costiere, i fronti pianeggianti di mezzogiorno che bordano il rialzo di Cava Grande e il sud est siciliano, sono “le serre naturali” più calde d’Italia. Se ne può spiegare il perché e approfondire in circostanze opportune, e da cui il dettaglio ricognitivo nel libro “Scenari Meteorologici Ambientali Mediterranei – L’unicità del clima mediterraneo”.

Tutto questo non è possibile se questi  territori, con le sue espressioni, i suoi fiori all’occhiello come Cava Grande,  sono scelti per siti discariche.

Concetto base e motivazioni salienti della Valorizzazione. La riserva è il luogo di tutela di particolare privilegio per autoprotezione naturale dell’ambiente complessivo: aria, acqua, vegetazione, fauna, posizione, architettura paesaggistica. Cava grande è bella non per me, ma per unanime giudizio dei visitatori. Cava grande colpisce, resta impressa, si presta bene anche al ruolo educativo e di avvicinamento alle tematiche ambientali. Cava Grande concentra un insieme di peculiarità e originalità fisiche. E’ uno spezzone paesaggistico che si impreziosisce nel tempo,  che acquista tanto più valore quanto più si degrada il resto del territorio. Ha una notevole “sostanza ambientale” reale. Si pensi al patrimonio idrogeologico del grande serbatoio di accumulo naturale di risorse idriche vergini. Vedi  sorgenti di tale serbatoio in terraferma e in ambiente sottomarino circostanti Cava Grande. Sono il risultato e la prova della spugna d’assorbimento e accumulo dei terreni calcarei.

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2 pensieri su “Cava Grande: parla il Dott. Cugno

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