La proposta indecente: Dal colonialismo territoriale a quello “umano“


Il problema di un’emancipazione culturale della nostra città, non da tutti è considerato tale, nel senso che una buona parte degli abitanti di Canicattini Bagni si trova nella condizione, non solo di disinteresse rispetto alla prospettiva di un cambiamento, ma soprattutto è fortemente interessata affinchè tutto rimanga esattamente com’è, che è uguale a come è stato, nella speranza che sia allo stesso modo anche nel futuro.

Però, il problema c’è. Inutile nasconderlo.

La difficoltà storica per Canicattini è l’esiguità degli abitanti, dovuta all’altrettanto minuzioso territorio, che comporta e consente solo scontri personali, in cui non prevalgono argomentazioni, ma supremazie individuali, basati sull’invidia, dove ognuno di noi è interessato non tanto ad esaltare la propria persona ma a “distruggere“ quella degli altri.

Creare un movimento economico, sociale e culturale, alle condizioni date, è impossibile ed improponibile.

Da almeno un quarantennio la nostra città ha puntato sull’eventualità di allargare il territorio, in modo da rendere concreta la possibilità di essere di più, ma il risultato è stato pressoché nullo.

Al massimo ci danno il ponte di Alfano.

In ogni caso, non è facile che qualcuno venga a vivere qui. Questo qualcuno, da noi potrebbe trascorrere al massimo “una splendida giornata“, e sarebbe tantissimo.

Allora, anziché andare alla conquista di territori, come abbiamo fatto per anni, trasformiamo la forma del colonialismo. Puntiamo alla conquista di popoli. Facciamo in modo che il “bacino di utenza“ che potenzialmente può girare intorno alla nostra città aumenti, pensando in grande.

In fondo questa conquista, nel senso più nobile del termine, è quella che ha tentato e tenta di fare il Sindaco. Dare lustro alla nostra cittadina, farla conoscere. Solo che il Sindaco col tanto girovagare, su e giù per il mondo, ha perso la bussola, non perchè si è spostato verso la Tunisia o Malta, la direzione è quella, quanto nell’aver scambiato il mezzo per il fine.

La “conquista“ di popoli è solo un mezzo per raggiungere l’obiettivo di una emancipazione della nostra città, non il fine ultimo di un azione politica, altrimenti si snatura il significato di questa azione, e diventa altro.

Anche perchè, se l’obiettivo di aumentare il bacino di utenza è quello di mettere al centro del progetto la città, e la città non c’è, cioè manca nei suoi aspetti ed assetti fondamentali, il progetto assume connotazioni diverse, ed è destinato a fallire, chiunque sia il condottiero, si chiami esso Alessandro o Carlo Magno.

(A proposito di politica, apro una parentesi. Da tempo immemorabile la politica canicattinese, se è politica, è “ferma“, come la città – tranne innocue eccezioni – ad uno scontro maggioranza-opposizione che nel suo esplicitarsi, non fa altro che riproporre quegli scontri personali, esclusivamente volti a supremazie individuali, e non è che lo specchio della società canicattinese. Chiusa parentesi).

Allora.

Oltre all’obbiettivo di aumentare il “bacino dei nostri utenti“, dobbiamo fare la città, dobbiamo muoverci, parlare scambiarci idee, opinioni, progetti, si rende necessario mettere al primo posto un sogno. Il sogno di migliorarci.

Non possiamo aspettare (o contribuire) all’errore degli altri, per dirgli “hai sbagliato“, dobbiamo contribuire tutti agli errori, e l’inciucio se vogliamo farlo, non deve essere partitico, ma politico.

Sul progetto di un’emancipazione culturale e sociale dobbiamo contribuire tutti, indistintamente grandi e piccini.

Sono esclusi, quelli che non si abbassano, ed anche coloro che non sono interessati, che sono le stesse persone.

E’ inclusa quella parte della città che sogna una Canicattini diversa, e quella parte non può rimanere a guardare il tempo che passa.

Nella sostanza, ci vogliono altri cittadini, non è un problema di personale politico.

Ebbene, ecco la proposta indecente, quella che può aiutarci ad uscire da questa complicata situazione, ed è sempre la solita.

Discutere e confrontarsi sui problemi.

Adesso arriva l’estate, anche in piazza. La città si riunisce sulle cose da fare, in cui ognuno dice la propria, anche se non si decide proprio nulla. Poche regole, chiare e conseguenziali. Sarà consentito, in base all’indole dei partecpanti anche il confronto provocatorio, al limite del “regolamento“, ci si può anche esprimere in siciliano, e soprattutto, ritorniamo tutti ad essere un po’ bambini, e almeno in quelle occasioni facciamo finta di vivere una favola, di vivere un sogno.

Proviamo a sognare, senza paura.

Se non ora, quando?

Paolo Giardina

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