Handycappati nell’animo


Scusate l’amaro sfogo personale, ma stasera, guardando una partita in un pub, ho sentito diverse persone chiamare handycappati i giocatori che sbagliavano. Da figlio di handycappato (che non è una parolaccia, è solo una triste condizione, che merita molto rispetto), mi sono sentito offeso ed il mio primo istinto è stato quello di bestemmiare, per offendere la loro finta fede.
Poi ho pensato che io sono una persona civile, loro degli handycappati nell’animo, e allora ho avuto pietà e sono rimasto zitto. Allora, ripropongo quel che 4 anni fa ho già avuto modo di scrivere su facebook.

E’ qualche giorno che un pensiero mi ronza in testa.
Premetto che sono figlio di un uomo privo della vista, per cui certo non mi si può dire che tratto l’argomento senza il dovuto rispetto.
Fino a qualche anno fa, una persona come mio padre sarebbe stato chiamato semplicemtne cieco, come una persona priva dell’udito la si sarebbe chiamata sorda e quella con degli handycap (fisici o mentali, poco importa) la si sarebbe chiamata handycappata, il tutto con il massimo rispetto per il dramma che “il diverso” di turno si portava dietro.
Poi dev’essere arrivata una potente stirpe di idioti che ha iniziato ad usare quegli aggettivi, indicanti semplicemente una mancanza nella normale dotazione di una persona, come offesa, offesa molto spesso ordinaria e per piccole cose (come per esempio può essere dare dell’handycappato a chi rovescia un bicchiere d’acqua).
Allora linguisticamente cosa si è fatto? Si è ribadito il concetto che un handycappato è solo un portatore di handycap e un idiota è uno che usa le parole a sproposito?
No, linguisticamente si è scesi al livello dei cretini e si è uffializzata l’accezione spregiativa di quegli aggettivi nati per indicare sinteticamente una menomazione; e allora si sono inventati nuovi termini composti per essere politicamente corretti: il cieco è diventato “non vedente”, il sordo “non udente”, l’handycappato “diversamente abile” (ma diversamente da chi? Io ad esempio, a differenza di mia madre, non so lavorare all’uncinetto: sono diversamente abile? Ho diritto ad un’indennità?).
E allora, per essere davvero politicamente corretti, bisogna radicalmente cambiare il nostro linguaggio: se prima d’ora avevate pensato di me che sono un uomo basso e con la testa pelata, da oggi in poi PRETENDO che mi si definisca “diversamente alto” e “diversamente pettinato”, una persona senza titoli di studio dovrà essere “diversamente istruita”, un omosessuale diventerà “diversamente uomo” e soprattutto un bestemmiatore incallito starà “diversamente pregando”.

Andrea Uccello

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