I GIOVANI: QUELL’OSCURO OGGETTO DELLA POLITICA


L’articolo apparso su “La Sicilia“ oggi, che per mere ragioni di spazio è un estratto.

Ecco la versione integrale.

Preliminarmente occorre intendersi su alcuni punti, tutti assolutamente legati tra di loro, che rimangono esclusivamente punti di vista, nessuna verità, ascrivibili solo nella sfera delle opinioni.

1. Non se ne può più dell’odiosa affermazione del “mondo degli adulti“ relativamente all’assenza di valori dei giovani. Non risponde al vero, è solo una tecnica degli adulti per continuare a ghettizzare i giovani e lasciarli nella solitudine più totale, per continuare a gestire a modo loro la società;

2. La politica non è più l’arte del governare, ma l’arte del comandare, le due cose sono non solo diverse, ma inconciliabili, per cui o si governa (nell’interesse della moltitudine) o si comanda (nell’interesse dei pochi);

3. Non necessariamente fare politica vuol dire essere rappresentanti nelle istituzioni, anzi la vera politica è quella che si fa nella società, con una dialettica tra pari. Di più, nello stesso momento in cui un individuo o un gruppo decide di “candidarsi“ per le istituzioni, smette di fare politica, e comincia ad occuparsi di potere;

4. Il problema della politica nelle istituzioni, non è un problema di uomini, nel senso che nessuno è migliore o peggiore di un altro, è un problema di contesto, ed in questo contesto anche gli uomini migliori (non so se ne esistono in natura) sono uguali agli altri;

5. In nessuna, neppure una, riunione politica si parla di progetti o programmi, ma soltanto di “poltrone“. Non è un esagerazione, è la cruda realtà. I progetti o programmi sono soltanto la parte esteriore della politica, quello che i “politici“ ci raccontano in TV e nei giornali;

6. Le riunioni convocate da movimenti e partiti politici sono convocate solo per stabilire a chi spetta cosa;

7. Non è una visione pessimistica, ma realistica della politica;

8. Non sono queste affermazioni astratte e generali, ma specifiche e riguardano tutto il mondo della politica, soprattutto coloro che dichiarano di essere diversi.

Ma veniamo ai giovani, che rappresentano l’unica soluzione possibile.

L’interrogativo è provocatorio: Ma dove sono i giovani della politica?

Che oggi la politica viva una gravissima crisi è un fatto assodato, un dato certo, dal quale al fine di qualsiasi analisi è impossibile prescindere.

Questo decadimento deriva da vari fattori, ed è senz’altro il risultato di tanti anni di gestione del potere da parte di “politici“, il cui obiettivo primario non è stato quello di governare, ma di comandare. In questi decenni, i giovani hanno avuto un ruolo importante nel determinare il passaggio dal governare al comandare del politico. Questo ruolo così importante, va ricercato nel “nullismo“ che hanno prodotto. I giovani stanno alla politica come il nulla sta al tutto.

I giovani sono in politica allo stesso modo in cui è nella politica un punto qualsiasi del programma di un partito. Per cui sostenere, da parte di un politico, “noi siamo con i giovani“ oppure “le famiglie vanno aiutate“, sono entrambi elementi di un più importante progetto politico che è quello di “comandare“, spesso, ma non sempre, fine a se stesso.

Quindi i giovani nella politica rappresentano esclusivamente uno dei tanti oggetti di cui i politici si servono per realizzare i loro obiettivi, di più, non basta sostenere questo, ma si lasciano consapevolmente usare, in una sorta di gioco delle parti, in vista di una sostituzione durante la partita.

Nella pratica politica si verifica, che quando i giovani diventano grandi si comportano con i nuovi giovani allo stesso modo, per cui come si dice, il cane si morde la coda. Se nelle situazioni reali vogliamo evidenziare qualche differenza, va ricercata nel momento anagrafico in cui alcuni giovani (più precoci) diventano grandi.

Dando per assodato, e mi pare che ormai questo significato sia dato per tutti, che la categoria “giovani“, prescinde dal fattore anagrafico, per avere una connotazione più relativa al modo di essere e di pensare. Potremmo definire giovane colui che “crede in maniera realistica ai sogni“.

La conseguenza dell’esclusione dei giovani dai processi decisionali, quindi “dall’arte del governare“, produce l’“arte del comandare“, e quindi, tutto si riduce ad un fatto di possessi materiali di beni e servizi, che ruotano attorno alla politica, e sono tanti.

Quindi, ritengo necessario che i giovani, intesi come sopra, e cioè come portatori di sani sogni realistici, si approprino in maniera assoluta della politica, la politica vera, quella che dovrebbe svolgersi nella società. Nessun politico “grande“ è più credibile quando dice di puntare sui giovani. Al cospetto di sogni e valori, chi “comanda ” è assolutamente impreparato.

Si rende opportuna una presa di coscienza del mondo giovanile. Battere i pugni sul tavolo, e con forza, puntare alla estromissione, o come qualcuno sostiene alla “rottamazione“ della vecchia politica (fallita). É vero, è un termine brutto, che presuppone alla base un certo “odio“, ma a mali estremi, estremi rimedi. Dalla società i giovani devono scrivere la nuova politica e discutere sulle nuove regole da imporre, democraticamente ma con la forza che gli è propria.

Un ultimo luogo comune da sfatare: “i giovani sono il futuro“, si, ma se per giovani si intendono i quindicenni, un diciottenne è già passato, ed è a pieno titolo integrato nella società, oggi più di ieri.

Nell’attesa della “discesa“ o “salita“ in campo dei giovani, i giovani con i loro valori, nel periodo di avvento che ci separa dalla “venuta“, meditiamo, organizziamo la rivoluzione, prepariamoci al più grande evento della storia, “l’ingresso dei giovani nella politica“, per abbandonare l’attuale momento caratterizzato dall’assenza di valori.

Un sogno pieno di valori realizzabile.

Paolo Giardina

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