DISQUISIZIONE: LA PERFEZIONE É DIVINA, I DIFETTI SONO UMANI


Nel momento in cui l’uomo si è accorto di non essere autosufficiente, ma funzionale all’interno di un contesto è “nata“ la civiltà, nella sostanza l’uomo ha cominciato a capire e sperimentare i vantaggi di vivere con gli altri. Dapprima soltanto all’interno della famiglia (allora chiaramente coppie di fatto) e successivamente in ambiti sempre più vasti, la società.

Quindi nessun uomo, e nessun gruppo di uomini ha il dono dell’autosufficienza; nelle società, antiche e moderne, è sempre esistita la suddivisione del lavoro e delle competenze.

In tutta la storia, quindi nello spazio e nel tempo, esiste un solo corpo (considerato nel suo insieme) autosufficiente e infallibile, questo è la politica. Mai ho sentito un politico sostenere di aver sbagliato, perso o assumersi una qualsivoglia responsabilità.

Tra questi soggetti, senz’altro un posto di rilievo, nel panorama a noi conosciuto, è occupato dall’amministrazione Comunale di Canicattini Bagni. Un soggetto, preso sia nelle sue singole componenti che nel suo insieme, rasenta la perfezione, di più l’infallibilità.

Considerato che noi comuni mortali sappiamo che Dio, solo per se stesso, neppure per suo figlio, si è dotato di questo dono, che è un dono appunto divino e non terreno, per logica conseguenza siamo consapevoli del fatto che questa amministrazione non è nè infallibile, nè autosufficiente.

Non mi pare credibile l’ipotesi, da alcuni sostenuta, per cui i nostri amministratori siano stati unti dal Signore, a tal proposito esistono delle legende metropolitane.

Quindi la nostra maturazione deve condurci all’assunto, da un lato, di lasciargli credere la loro “divinità“, e dall’altro, dall’alto della nostra consapevolezza e saggezza, dobbiamo produrre un ulteriore tentativo per aiutarli nella “gestione“ dei nostri interessi. Mettiamola così, la nostra amministrazione è perfetta, per l’appunto divina, pertanto merita il nostro incondizionato aiuto.

Detto questo, occorre pur dire che la società canicattinese è tutt’altro che esente da difetti, anzi spesso appare autolesionista, che è il peggiore dei mali per un’organizzazione di uomini. Detto in parole povere, da buoni siciliani, noi canicattinesi siamo come quella suocera che pur di vedere la nuora infelice si augura che rimanga vedova.

Quindi lo sforzo deve essere comune e riguardare amministrati ed amministratori.

Andiamo al sodo, passando dal faceto al serio, o se volete dal sacro al profano.

Da almeno 15 anni nel nostro comune non esiste più la politica, cioè la possibilità per il cittadino di confrontarsi sui problemi senza appartenere ad uno schema definito, contro o a favore questa amministrazione. In questi 15 anni, si è verificata una sorta di guerra tra guelfi (sostenitori di questa amministrazione) e ghibellini (contrari). Nel corso degli anni i sostenitori dell’una e dell’altra fazione si sono alternati, una volta sono stati guelfi ed una ghibellini, ma sempre all’interno di questo schema di contrapposizione. (Per tornare al sacro, il comandamento è: “Non esiste altra politica al di fuori di me“). Non esistono luoghi in cui si può discutere di politica, non ci sono più gli alberi in piazza.

In questi anni sono stati prodotti, con enormi sforzi, diversi tentativi al fine di uscire da questa logica, e dall’assenza del dibattito politico, ma puntualmente sono rientrati, forse perché sono nati proprio con lo scopo di entrare.

Nell’ultimo anno una delle più interessanti iniziative, oggettivamente, è quella di Andrea Uccello, “canicattivi“, un soggetto (un po’ come il suo fondatore) un po’ avulso dal sistema (il termine è usato nell’accezione più positiva possibile), uno spazio vero di confronto, equidistante sia dai guelfi che dai ghibellini. Ed è probabilmente questo lo spazio in cui la società canicattinese, in numero sempre maggiore, dovrebbe sprigionare ed esprimere tutte le sue migliori energie, proponendo opinioni libere, senza paure e senza censure.

Un’interessante iniziativa potrebbe essere quella di esprimere delle proposte pratiche per la città, anche banali, apparentemente inconsistenti attraverso un coinvolgimento dell’intera società, dai bambini alle persone più adulte. “Cosa fare di Canicattini“.

Chissà in un momento di lucidità, di pausa, di “umanizzazione“ la nostra amministrazione potrebbe aprire un varco di umiltà e concedere qualcosa del suo divino a noi poveri uomini terreni “difettosi“.

Paolo Giardina

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