Le dieci domande che non avranno risposte


Vedo con piacere che una pur minima discussione sul tema elettorale non riesce a decollare così come auspicato dalle invitanti note di Paolo Giardina. Segno questo che la nostra comunità quì limitata ai frequentatori di fessbuk è comunque lontana da segni di maturità civica prima ancora che politica. Non solletica l’interesse di nessuno affrontare una discussione che sviluppi ragionamenti sulle motivazioni reali per concedere o meno la propria preferenza al sindaco regionale di Paolo Giardina o al mio pastore canicattinese. Un recente sondaggio condotto da Demopolis sulle immininenti elezioni regionali ha quantificato in circa il 60% il numero dei potenziali votanti e di questi un buon 30% non ha ancora deciso a chi concedere il voto. Questo ci può aiutere a capire il perchè del disinteresse manifestato verso tale argomento. L’attuale confusione e promiscuità di candidati e coalizioni segna la condizione precaria perfino delle opinioni ai giorni nostri. La campagna elettorale è iniziata con i manifesti di faccioni e slogan privi di riferimenti d’appartenenza, quotidianamente si rincorrono voci e notizie di apparentamenti presunti, fittizi puntualmente smentiti. A quasi un mese dal voto non vi sono certezze sui collegamenti tra liste e candidati alla presidenza. Tutta questa incertezza certo non contribuisce ad una sana formazione delle opinioni in relazione all’espressione di una preferenza.
E dire che da più parti si sostiene che queste elezioni sicule rappresentino un modello per le prossime politiche.
La mia condizione di astensione è ben nota non riuscendo ancora a comprendere con quale logica dovrei formarmi una opinione che mi porti ad esprimere la preferenza verso qualche candidato ritenendo l’intero sistema che ci governa il vero problema che ci affligge e che il semplice avvicendarsi di qualche pedina su questo scacchiere non cambi le sorti della partita. Quindi non ho domande che servano nell’opera di convincimento da porre al candidato locale avendo già maturato una mia personale opinione sul suo operato fatta non di preconcetti ma valutando le scelte che in questi anni lo hanno visto protagonista. Tutto il corredo di banalità “rivoluzionarie” sul popolo e il territorio è stato smentito dalle azioni fin quì intraprese dal pastore canicattinese che mentre rivendicava libertà di azione dai politicanti locali e le loro consorterie ne accoglieva i metodi per piazzare il fratello tra gli “spetti” regionali, appoggiando col suo FLI il governatore Arraffaele Lombardo nella lotta per l’occupazione scientifica dei posti di potere. Si può definire lungimirante la strategia dell’Arraffaele e dei suoi accoliti finiani che adesso dovranno andare all’incasso del consenso minuziosamente costruito fin quì. Metodo tra l’altro applicato nel suo piccolo a Canicattini col piazzamento di altri suoi sodali nelle varie cariche di organismi locali. Ma mentre il partito dell’Arraffaele si attesta come primo in regione con un 16% il FLI non arriva al 5% della soglia prevista per l’ingresso all’ARS, dato al 4% dal recente sondaggio di Demopolis. Così il buon pastore finisce in lista con Crocetta. Si sa la via per Damasco è sempre colma di nuvoloni con strali e saette per repentini ravvedimenti.
Portiamo in regione il modello Canicattini con un uomo solo al comando e una pletora di questuanti che di certo non avrà problemi ad integrarsi in quel collaudato sistema.
Ma qualche domanda potrei anche formularla ma non al sindaco regionale, al pastore canicattinese, al vice presidente dell’ANCI, al vice presidente dell’ATO, al regista della cabina dei fondi assistenziali e dalle mille cariche bensì a Paolo Amenta distinto signore canicattinese:

1- Come ci si sente la sera quando smessi i panni del politico dispensatore di false soluzioni impregnate di speranza fa i conti con la propria coscienza che magari in qualche zona remota è ben consapovole del criminale sistema politico che governa le sorti materiali delle nostre esistenze?

2- Basterà la sua personale salvezza e di qualche altro fortunato a placare l’anelito di riscossa che i suoi amati territori rivendicano?

3-Applicherà lo stesso concetto caritatevole nelle decisioni riguardanti la sfera della giustizia sociale come avvenuto per la distribuzione di lavoro vedi spazzatura e affini?

4-Quale quota di libertà potrà esercitare in decisioni che interferiranno tra le sue convinzioni e quelle di chi la piazzato lì?

5-Chi beneficerà tra tutti i suoi questuanti della scia del suo eventuale successo?

6-Con quale faccia occuperà due poltrone?

7-I canicattinesi la voteranno con l’idea che lei possa trafugare quanti più fondi possibili dalle deficitarie dalle casse regionali a favore della nostra comunità, come lo concilierà con la sua vocazione territoriale?

8-Come potrà risultare una nota stonata nell’affaristico panorama regionale un “sindaco jass” come lei?

9-Per i suoi spostamenti usufruirà di’auto blu o si servirà della solita utilitaria grigio antracite?

10-Uno come me che le ha sempre dimostrato fieramente ma lealmente la propria opposizione potrà sperare nella sua misericordia? Se sì con quali modalità? Posso ancora sperare di entrare a far parte della sua corte?

Grazie per l’attenzione.
Luca Mozzicato

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