Le dieci domande al Sindaco Regionale


In apertura desidero esprimere un concetto, già sottolineato in varie occasioni. Un concetto fondamentale, che spesso, noi tutti, sia quelli che si dichiarano appartenenti all’area del Sindaco, sia quelli, dichiarati e non dichiarati, dell’area dell’antisindaco, tralasciamo e riteniamo come un dato acquisito e assolutamente di minore importanza. Invece è il fulcro di qualsiasi analisi.

Il Sindaco di una città, di un paese, non è, e non può essere un capo partito, non può e non deve essere un uomo di parte, soprattutto nell’esercizio della sua funzione di primo cittadino. Il Sindaco è Sindaco di tutti, di maggioranza e opposizione (contrapposizione istituzionale), di inclusi ed esclusi (definizione coniata da Luca Mozzicato) di adattati e disadattati (più umilmente, roba mia), oppure più astrattamente, lecchini e lecchini potenziali (contrapposizione storica). Queste, ed altre sono delle categorie fluttuanti ed instabili, possiamo trovare anche nella maggioranza disadattati lecchini, e nell’opposizione adattati di maggioranza, che nel tempo mutano la loro condizione, la misura del mutamento va ricercata nella risposta alla domanda: “cosa hanno ottenuto dall’amministrazione?“. D’altronde si sa l’abito non fa il monaco.

Ma occorre andare oltre in questa fantomatica, ma realistica contrapposizione. Per troppi anni, decenni, la nostra comunità è stata caratterizzata proprio da una forte contrapposizione tra due persone, ed espressamente due medici, che con l’avvento dell’era Amentiana, che originariamente nasce proprio per “disfarsi politicamente“ di questa pre-condizione, oserei dire sociale e culturale, si pensava fosse del tutto scomparsa.
Invece così non è. Un po’ a causa dell’accentramento sulla sua persona, voluto dal Sindaco, un po’ perché per nostra natura, noi canicattinesi siamo portati a contrapporci, ecco che alla figura del Sindaco, si contrappone, non più ad una altro soggetto fisico, e questo è un fatto nuovo, che ci rende impreparati, ma la metaforica figura dell’antisindaco, che non è una persona appunto, ma un intero modo di pensare (per alcuni solo nella propria mente) diverso da quello dal Sindaco.
Sia chiaro, l’unica contrapposizione che accetto, dal punto di vista concettuale, è quella dell’opposizione istituzionalmente garantita. Il motivo è ovvio, così come non necessariamente si deve far parte dell’opposizione per esprimere pareri discordanti alla posizione del Sindaco, allo stesso modo non è concepibile una situazione politica per cui si è contro il Sindaco a prescindere. Questo perché, il Sindaco è, dovrebbe essere, il Sindaco di tutti, pertanto va valutato sulla base dei suoi comportamenti.
A questo punto la domanda, come diceva qualcuno, sorge spontanea. Ma il Sindaco è il Sindaco di tutti? La risposta non può essere che “no“. Di fatto il Sindaco è Sindaco di una sola parte della città, la sua. L’altra parte è completamente esclusa dalla vita politica, sociale e culturale nel nostro comune. Affermazione pesante senz’altro, ma questa è la realtà e le responsabilità non sono da attribuire completamente ed esclusivamente al Sindaco. Esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, ma anche cittadini di Prima categoria. La colpa del Sindaco è quella di guardare, quasi inerme, la lotta alla promozione, quella che potremmo definire come “la guerra dei poveri“.
Questo, pur lo sforzo che il Sindaco sta promuovendo verso l’inclusione di tutti, e badate, è vero. Lo sforzo è oggettivo, il metodo ed i risultati no, c’è qualcosa che non va, soprattutto in virtù del fatto che per tutti (area Sindaco ed Area Antisindaco) questo fatto è lampante. Quindi c’è un errore, che non è, come spesso accade in queste situazioni, un errore di comunicazione, ma è un errore sostanziale.
Un errore che va attribuito esclusivamente al Sindaco perché è lui, dovrebbe essere, il garante istituzionale di tutti i cittadini.

Dire dove sbaglia il Sindaco e soprattutto dire al Sindaco come deve fare il Sindaco, sarebbe un errore strategico dal punto di vista politico, un peccato di presunzione dal punto di vista umano e soprattutto vorrebbe dire non rispettare la persona che sta dietro la figura del Sindaco.
Se posso permettermi, è stato questo l’errore compiuto da quanti hanno in questi anni “combattuto“ politicamente il Sindaco, e puntualmente sono usciti sconfitti. Nessuno degli avversari del Sindaco ci ha detto come voleva essere lui il Sindaco, ha tentato di dire al Sindaco (Paolo Amenta) come avrebbe dovuto fare il Sindaco.

Tuttavia, si può dire, che al Sindaco, per fare bene il Sindaco gli basterebbe mettere in pratica le cose che lui stesso dice. Spesso assistiamo a dichiarazioni pubbliche del Sindaco che altrettanto spesso non coincidono con l’attuazione pratica dei suoi intenti.
Il punto della questione, risiede proprio qui, in questo frangente.
Qui sarebbe necessario introdurre una distinzione sociologica, assai importante, e cioè la differenza tra l’atteggiamento ed il comportamento. Mi limito alla più semplice distinzione concettuale: l’atteggiamento è una risposta tendenziale di comportamento. Del tipo: fumare fa male (atteggiamento) però fumo ugualmente (comportamento). Gli atteggiamenti del Sindaco, sotto l’aspetto politico, non corrispondono ai suoi comportamenti, ed è questa una percezione che accomuna la totalità dei cittadini. Troppi proclami, troppe volte ci dice che non occorre fumare, ma in realtà fuma.

La candidatura alle regionali del Sindaco è un grande enigma, proprio in tale direzione. L’enigma risiede nella posizione scelta per la candidatura, a Sinistra. Un uomo di destra, che si candida con la Sinistra, e questo ci sta, non è il primo e non sarà l’ultimo. Ma lui sceglie di candidarsi, anche sfidando la sua base elettorale, in stragrande, per non dire la quasi totalità, espressione di destra. Una base elettorale che lo segue, votando a Sinistra. Questa scelta può, anzi ha un doppio valore, da un lato esprime la negazione di quelli che sono stati i suoi compagni di viaggio negli ultimi decenni, e questa è una scelta condivisibile ed avvalorata dal nullismo di questa “gente“ (il dispregiativo è assoluto ed attiene esclusivamente alla sfera politica), però una siffatta scelta potrebbe condurre la base a non seguirlo. Ma così non è, la base lo seguirebbe anche sulla luna, a spese proprie, sperando in un rimborso. Non mi si venga a dire che è stata una scelta voluta e sollecitata dalla base, perché tale eventualità non è assolutamente credibile da nessun punto di vista tra quelli analizzabili. In questo contesto emerge la peculiarità, tutta politica, del Sindaco di parte e del Sindaco dei proclami, del Sindaco degli inclusi, del Sindaco degli adattati. E gli esclusi e disadattati dichiarano apertamente di non votarlo, gli dichiarano la guerra. Ma c’è anche un altro elemento, non piccolo direi: il Sindaco aderisce ad un progetto politico, quello di Crocetta, che non è proprio il suo, il Sindaco in questi anni si è fatto portavoce, al solito a parole, di una politica dei territori, che è tutto l’opposto della proposta politica di Crocetta.

I tempi sono maturi, per il Sindaco, di mettere nero su bianco e quindi tradurre in atti concreti tutti i proclami di questi anni, soprattutto quelli relativi alle innovazioni della politica e della gestione del potere. In questa direzione molte sono state le intuizioni del Sindaco volte a proclamare un nuovo modo di fare politica, ma nell’attuazione pratica di tali intendimenti, qualcosa non ha funzionato, ed è stato costretto a proporre la solita politica, vecchia, arcaica, inefficiente. Il riferimento è all’aspetto politico, non certo a quello amministrativo, dove i provvedimenti sono quanto meno apprezzabili.
Da qui nasce la mia considerazione di votare il Sindaco della città, alle regionali. Il Sindaco di tutta la città, e conseguentemente l’invito a stringersi attorno al Sindaco, al di là delle posizioni politiche, nasce proprio dall’eventualità, necessaria, che il Sindaco Regionale sia innanzitutto il Sindaco della città. Questa rimane l’ultima occasione per il Sindaco di dimostrare con i fatti di voler cambiare la politica. Il compito è arduo, perché la politica dall’interno non si cambia, dall’interno si fanno proclami, demagogia, si cercano voti. Quindi il compito del Sindaco è doppiamente difficile a questo punto. Può, il Sindaco, assumere questo impegno con la città?.

La conclusione non poò che essere le 10 domande. Ribadisco, 10 domande, e nessuna insinuazione, catalogarle nella sfera delle insinuazioni vuol dire non rispondere. Le mie sono 10, ma credo che altre 100 domande dovrebbero giungere alla redazione di “CaniCattivi“, per essere girate al Sindaco. L’invito è rivolto anche a quelli, che per varie ragioni, hanno deciso di votarlo. Le dieci domande che seguono non sono nè in ordine di importanza, né le più importanti. Sono 10 e basta. Dalla risposta a queste dieci domande, e ovviamente dal loro contenuto, dipenderà in ultima istanza il mio voto al Sindaco Regionale:

1. La Sua candidatura alle Regionali, nasconde dietro qualche eventuale posto di sottopotere, magari da far ricoprire a qualcuno molto vicino a Lei, perché questa pratica appartiene alla peggiore vecchia politica?

2. A Suo avviso è possibile attuare una politica del territorio, senza coinvolgere i cittadini (relegandoli esclusivamente ad un ruolo di spettatori passivi – una parte, la Sua, applaude, l’altra parte, quella avversaria, fischia; un’altra, la maggioranza, contemporaneamente si esprime in entrambi i modi)?

3. La candidatura tra le file di Crocetta è una candidatura di natura esplicitamente elettorale? Cioè i voti di Destra sono i miei, quelli di Sinistra me li prendo anche? E’ proprio diventato un comunista?

4. Cosa può fare una noce in un sacco, sappiamo, lo dicono gli antichi, che non fa rumore, come intende incidere?

5. Sa bene, Signor Sindaco, che se finora è rimasto fuori da ogni casta, adesso l’ingresso è automatico e starà solo a Lei rimanerne fuori?

6. In concreto quali benefici Canicattini trarrà da una Sua eventuale vittoria delle elezioni? Se il nostro territorio trarrà dei vantaggi dalla Sua eventuale presenza a Palermo, altri territori avranno qualcosa in meno. Questa non è la politica dei territori, questa è la politica del proprio territorio, e questa politica può farla chiunque, anche un Vinciullo qualunque.

7. E’ consapevole del fatto che un giorno dura al massimo 24 ore? Possiede forse il dono dell’ubiquità?

8. Come mai non ha avuto il coraggio di aprire un serio dibattito sulla politica dei territori, scegliendo di fatto di essere la ruota di scorta di un altro progetto? Che non è il suo.

9. Da cosa è dipesa la scelta di candidarsi nella la lista di Crocetta, piuttosto che Miccichè, piuttosto che qualsiasi altro?

10. E veramente convinto che i cittadini che la criticano dicono soltanto stupidaggini e poesie?

Se non sarà necessario un mio ulteriore intervento, tolgo il disturbo, e nell’attesa delle risposte (dubito che ci saranno), mi ritiro per una lunga pausa di riflessione, prima del voto. Capisco anche che esistono domande ben più importanti di quelle da me formulate, ma chi né è convinto, scriva alla redazione di CaniCattivi per altre domande, più sono le domande, più facile sarà per ognuno di noi capire se votare o meno il Sindaco Regionale, se è credibile Lui e le sue affermazioni. L’assenza di risposte è una risposta.

Paolo Giardina

 

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