Il Sindaco Regionale: lo stesso Sindaco, la stessa Regione, ma con un “ voto di scambio “.


Come al solito, molti rimarranno delusi, da questo mio intervento, forse tutti, ma credo che occorre leggerlo fino in fondo con attenzione e soprattutto con passione, almeno la mia, rappresentata dal grande amore che nutro per la nostra città. Non cerco consensi, questo spero si sia capito.

Condivido e sottoscrivo, parola per parola, quello che ha scritto Andrea Uccello, sulla candidatura di Paolo Amenta. Tuttavia occorre andare oltre, nella riflessione e nella valutazione.
Tutte le critiche, possibili ed immaginabili si possono fare nei confronti dell’attuale Sindaco, tranne quella di essere superficiale e sprovveduto. Sono convinto che ha pensato a tutto, in modo meticoloso, a tutti i più piccoli dettagli.

La scelta di una candidatura alle regionali, è una scelta importante, che comunque non passerà inosservata, sia in caso di risultato positivo, sia negativo. E questo tipo di candidatura, non ha vie di mezzo.

Chiaramente la valutazione, non può prescindere dal rapporto tra Paolo Amenta e qualsiasi altro candidato, votabile, per le regionali, e qui oggettivamente il nostro Sindaco è almeno una spanna al di sopra.

Andiamo per ordine, lo slogan del Sindaco recita: Esperienza, Onestà, Concretezza.

– Non credo che in altri posti, ovunque essi siano situati, esista una politico con il “ background “ di Paolo Amenta. Ha fatto tutta la trafila. Candidato al Consiglio Comunale, nell’88, sconfitto, candidato a Sindaco nel 1994, sconfitto, candidato al Consiglio Comunale nel 98, con un ruolo di consigliere di opposizione, candidato alla carica di Vice Sindaco nel 2001, e per 5 anni lo è stato con mansioni superiori al ruolo, e nelle ultime due legislature Sindaco della sua, della nostra città.

– Negli ultimi 10 anni ho seguito Paolo Amenta da cittadino, e come tale posso dare un giudizio alla pari di tutti gli altri cittadini, per quello che vediamo. Nei dieci anni precedenti ho avuto modo di verificare di persona, che trattasi di uomo onesto. Un uomo onesto è politico onesto.

– Più che la politica Paolo Amenta, ha nel sangue la soluzione dei problemi, di qualsiasi problema ed a qualsiasi costo. Paolo Amenta è nato Sindaco. Anche quando ancora non lo era si comportava da Sindaco. Ad ogni domanda, lui ha una risposta, ad ogni problema la soluzione. Di più, ha sempre avuto la capacità di rendere ogni risposta ed ogni soluzione facile, grazie alla sua innata capacità di leadership.

Penso, che la città, ha l’obbligo morale di stringersi attorno al suo Sindaco, questo a prescindere dalle posizioni politiche e dai colori, Canicattini per una volta deve superarsi, facendo la sua scelta sul compaesano, anche per Esperienza, Onestà e Concretezza.

Personalmente gli debbo un voto, come amico, prima che politico. Come Presidente ho già deciso di votare Claudio Fava, per via della rivoluzione, che fino a un decennio fa, pensavo potesse farla proprio, Paolo Amenta, mi ero illuso, ingenua delusione.

Se qualcuno pensa che questo sia soltanto uno spot, un manifesto elettorale, per Paolo Amenta candidato alla regione, ha torto, la mia posizione critica, rimane assolutamente inalterata.
Detto questo, e dire questo mi da la possibilità di essere franco fino in fondo, non posso non sottolineare con forza e con estrema franchezza, che qualsiasi altra persona fosse il Sindaco di Canicattini, comportandosi come si comporta Paolo Amenta, non potrei che elogiarne l’attività politica ed amministrativa, tuttavia scegliendo di stare all’opposizione, quella più intransigente e cieca. Ma essendo Paolo Amenta, e conoscendone a fondo le qualità, mi aspettavo e mi aspetto molto di più. Potrebbe fare il Sindaco molto, ma molto meglio di come lo fa, soprattutto in relazione al coinvolgimento della città nella vita pubblica. Non era questo il Sindaco, che io sognavo. Di più sono deluso dalla politica prodotta dal Sindaco Amenta, caratterizzata dall’accentramento nella sua persona.

Finché c’è vita, c’è speranza, per questo continuerò a solleticarlo, oggi come Sindaco, domani speriamo anche per l’ARS.
Preciso anche che questo sarà l’ultimo atto di fiducia al mio Sindaco, in relazione a tutti quei passaggi, ben descritti da Andrea, la città non accetterebbe nessun passo falso, ulteriore: quello di sacrificare l’immensa fiducia dei Canicattinesi, costruita in tanti anni e tanti sacrifici, soltanto per interessi di natura personale.

Paolo Giardina

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6 pensieri su “Il Sindaco Regionale: lo stesso Sindaco, la stessa Regione, ma con un “ voto di scambio “.

  1. Caro Paolo mai come oggi sono lontano dalla tua analisi…Con chi sarà in lista il nostro sindaco?Se la risposta è Miccichè io comincio a ridere al pensiero dei comizioni delle ultime elezioni contro le vecchie volpi della politica Siracusana così lontanoda lui ma che ora siedono alla stessa TAVOLA!

  2. Mi dispiace caro Paolo, ma non condivido il tuo pensiero. Tante volte mi sono trovato d’accordo con i tuoi commenti ma adesso ci troviamo lontanissimi. Non capisco come mai il paese, tutto, dovrebbe stringersi attorno al suo Sindaco, non è il primo Sindaco che si candida alle regionali e non sarà nemmeno l’ultimo (parlo in generale ovviamente). Essendo stato impegnato in prima persona durante l’ultima tornata elettorale ricordo benissimo uno degli ultimi comizi di Paolo Amenta, contro tutti e tutto, contro la politica Siracusana, contro i Politici Siracusani, contro (uno dei tanti) nientepopodimeno che Titti Bufardeci che avrà come alleato. Ora io dico cosi in generale: ma se una persona non condivide affatto il modo di fare politica del Sindaco Amenta deve votarlo per forza? Se una persona ha degli ideali totalmente diversi da quelli del Sindaco Amenta deve votarlo per forza? Se una persona preferisce votare un candidato del suo partito finirà nella gogna? Io non voterò Paolo Amenta, non voterò Miccichè, ma voterò chi veramente possa dare speranza alla Sicilia e ai Siciliani, Claudio Fava e un mio grandissimo amico di SEL…

  3. questa come sempre sara’ per tutti i candidati una corsa alla poltrona, mi sbaglio ho sono rimasti 90 i deputati all’ ARS?
    MEGLIO COSI’ QUALCHE POSSIBILITA’ IN PIU’ PER LORO DI SALVARSI IN QUESTO MOMENTO DI CRISI…..NE VALE VERAMENTE LA PENA VI AUGURO UN IN BOCCA AL LUPO TANTO I PRIMI A CREPARE SIAMO NOI VIAUTRI RINGRAZIANNU A DIU I STU PASSU CAMPATI CENTANNI .
    W LA POLITICA CHE FINALMENTE STA cambiando,in peggio pero’

  4. Ciao Canicattivi e anche Canicabuoni/buonisti, noto senza alcuna sorpresa come sia bastata solo l’annunciazione dell’arcangelo Gaetone che col primo squillo di trombone celeste(vedi manifesto) a chiamato nuovamente a raccolta il gregge canicattinese.
    Da quell’istante le pecorelle internaute hanno iniziato a belare messaggi di auguri e buona fortuna all’indirizzo dell’amato pastore.
    Fin quì tutto rientra nell’ordinaria vita della fattoria canicattinese.
    Di altro livello è la complessa analisi fatta da Paolo Giardina per giustificare il suo impegno nel concedere il voto al pastore anche se velato da un pizzico di amarezza, mi pare di capire.
    Come sempre nonostante molte delle sue analisi mi trovano concorde, raggiungiamo conclusioni decisamente distanti.
    Andando per ordine come lui inizio le mie considerazioni partendo dal manifesto elettorale degno di un volantino da supermarket. Io e le mie idee saremo pure strane e bizarre, questo me lo riconosco da solo, ma una tale concentrazione di banalità non sono mai riuscito a raggiungerla sebbene in questi anni ci abbia provato in tanti modi: dai comizi comici alla satira cartacea.
    Slogan del tipo qualità, cortesia e convenienza stanno via via per essere abbandonati anche dai “putiari” e li ritroviamo condensati su sfondo celestiale accanto al bel faccione del pastore. Alla faccia della novità politica e della gente semplice. Di queste merdate si sta riempendo la regione intera, cambia appena qualche colore e ovviamente i faccioni.
    La vera novità sarebbe un bel manifesto nero a lutto senza quel faccione e magari con un bel primo piano del suo posteriore, con slogan del tipo: “vi cacu a tutti ‘nta vucca”. Sai la novità, avrebbe spaccato di brutto come dicono i cciovani.
    Ma l’utilizzo della formula Esperienza, Onestà e Concretezza la dice lunga su quanto il linguaggio risenta della confusione prodotta ai nostri giorni. In una condizione “normale” ci sarebbe bisogno per un candidato di rimarcare qualità che dovrebbero essere alla base della propria personalità? Sarebbe come dire Occhi, Naso, Bocca in tal modo gli elettori ti prenderebbero per un idiota.
    E la necessità di rimarcare quelle qualità da parte del pastore implica che nella corsa all’oro regionale, ci sia qualcuno dei candidati che abbia le qualità opposte.
    Fuori discussione il fatto che il vostro pastore le possegga tutte e che meriti più di altri quel posto al sole, io non riesco ancora a concepire la valutazione del meno peggio in sede elettorale. La mia formazione e il mio pensiero non mi concedono questa facoltà divinatoria di scegliere puntando sul meno peggio da inserire poi in una istituzione irrimediabilmente compromessa come l’assamblea regionale. Cosa ci va a fare, il San Francesco?
    Convinto che le istituzioni sono irriformabili, chiunque vada ad amministrarle confido ancora nell’essere umano e nella propria capacità ad autodeterminarsi ed autogovernarsi, perchè secoli di soggiacimento al potere di pochi non hanno determinato benessere diffuso, se non agli stessi che lo esercitano e qualche briciola ai leccaculo di turno.
    Infine penso sia corretto all’interno di questa discussione esprimere anche la mia intenzione di voto che non si scosterà come tutte le precedenti (eccezion fatta per un paio di volte nella mia vita elettorale) dalla convinta astensione.
    Non voto per il pastore canicattinese, degno rappresentante delle sue pecorelle, perchè in tanti anni che oramai armeggia col potere non è riuscito a far altro che accrescere il proprio di potere, non coinvolgendo alcuno nella gestione dello stesso, contornandosi di mezze figure pescate tra i suoi parenti, tra una massa di accoliti e leccaculo e tra professionisti ossequiosi.
    Paolo Giardina come tanti altri rappresenta bene la tipologia pericolosa di persone delle quali non vale la pena farsi affiancare, quella è gente abituata a pensare col proprio di cervello e non sopporta lobotomie.
    Non voto per il pastore canicattinese per la cultura che ha impresso a questa comunità: con me o contro di me, imponendo questa filosofia di cui certo molti pensavano di disfarsi col suo avvento, dopo anni bui di contrapposizioni ambulatoriali.
    Non voto per il pastore canicattinese perchè non ha saputo scardinare le lobby, piccole o grandi, presenti nella nostra comunità ma è stato capace solo di alternarle, condannando i tanti bravi e capaci a continuare a sottostare per non andare via.
    Non voto per il pastore canicattinese perchè la mia comunità nonostante quello che si vuol far credere, non è migliorata di una virgola per qualità della vita, invece credo che si sia persa una buona occasione per rivoluzionare il nostro paese e i “paesani”.
    Non voto per il pastore canicattinese e auspico l’uscita dal gregge di tante pecorelle rivoltose che mostrino il dito medio a questa politica col suo corredo di politicanti e che decidano di imboccare una propria via del tutto autonoma con la quale tendere verso la propria felicità.
    Auguri ai canicattinesi e ai siciliani tutti. (Ci voli ficutu!)
    Dall’esilio sardo Luca Mozzicato.

  5. Il dibattito è diventato talmente interessante che non posso evitare di intervenire, pur consapevole che lo spazio in un simil contesto, cioè Canicattivi, è limitato per una numerosa serie di vicissitudini. Peraltro, un dibattito del genere, per il tema trattato, meriterebbe un contesto più ampio.
    Quindi, mi limiterò soltanto a sottolineare alcuni punti.
    Le repliche che hanno seguito il mio intervento sono tutte condivisibili, come lo è la posizione assunta da Andrea Uccello. Concordo con quanto sostengono Simone e Seby, e anche sull’articolazione molto realistica di Luca Mozzicato. A tal proposito ritengo che Canicattini senta la sua mancanza, almeno io la sento, e mi piacerebbe quantomeno leggerlo più spesso.
    Ma come lui sostiene le nostre analisi sono sovrapponibili, ma alla fine si dividono, come in un bivio, percorriamo insieme tutta la Via Vittorio Emanuele, e poi uno dei due prosegue per Palazzolo, l’altro scende per Via San Nicola.

    Voglio precisare che voto Paolo Amenta, perché lo considero un amico, e l’amicizia per un voto vale, soprattutto se si tratta di una candidatura importante.
    Ma non è solo per questo, venderei il mio voto per vedere cambiata questa città, una città, che pur tutto amo alla follia.
    Non voterei Paolo Amenta per tutto quello che sostiene Luca Mozzicato, o Simone o Seby o Andrea, ma lo voto perché comunque ad oggi è l’unico che può tirarci fuori da questa situazione, se non altro perché nel mio paese è lui che comanda.

    Soprattutto pensando ai giovani e quelli che saranno giovani, domani, quelli che oggi hanno 13 anni, 12 anni e 3 anni, perché vorrei che per fare quello che vogliono fare, non devono stare dalla parte del potente di turno, chiunque esso sia. Badate, non mi riferisco alla ricerca di un posto di lavoro, questo anche, ma la mia attenzione, il mio maggiore interesse è soprattutto alla parte più bella della vita, che è l’adolescenza, e per un giovane vedersi trascurato, pur credendo di saper fare qualcosa, perché è timido e non riesce a partecipare al “ lecchinaggio collettivo “ è un handicap imprevedibile, che dura per tutta la vita, e questa condizione va combattuta, ma non aspettando un altro Sindaco, che poi farà la stessa cosa, garantito, chiunque esso sia.

    Queste cose le pensava e le pensa anche l’attuale Sindaco, che tuttavia si è lasciato fortemente avvolgere dalla pratica del potere, che non tiene conto di nulla, solo del potere per il potere. Ma oggi per noi il potere è lui, ed è con il potere che dobbiamo confrontarci, ed al potere che dobbiamo rivolgere il massimo condizionamento possibile.
    Luca dice: “ Convinto che le istituzioni sono irriformabili, chiunque vada ad amministrarle “, sottoscrivo, e per questo scelgo un voto per la mia città, per cambiarla.
    So di essere il solito ingenuo illuso, e che forse per l’ennesima volta, la prenderò in quel posto, ma la parte più interiore di me mi dice di fare questo.
    Paolo Amenta, Sindaco Regionale.
    Non so se sono stato chiaro, ma ribadisco non cerco consensi.

    Paolo Giardina

    • Caro Paolo, non credo assolutamente che tu sia né ingenuo né illuso altresì sono convinto che a prenderla in quel posto continueremo a essere in tanti, sia che voteremo o che ci asterremo.
      Che tu non sia in cerca di consensi è palese e una personalità come la tua lo testimonia.
      Apprezzo sinceramente lo sforzo che stai compiendo ribadendo un concetto a me caro come quello di rivoluzione culturale, punto di partenza di qualsiasi cambiamento. Il mio impegno civile (non considero la mia esperienza come “politica”) ha sempre puntato sulla questione culturale e le tue citazioni verghiane sono una fotografia della nostra condizione profondamente provinciale. La “rivoluzione tradita” del tuo amico e per me l’ostacolo insormontabile che ci divide, tralasciando le beghe parrocchiali e le bassezze proprie di noi umani è quello il peccato originale che non posso perdonargli.
      Per quanto mi riguarda non sono mai stato un ortodosso, anche nella mia pur breve militanza, proprio per questo abbandonata e non avrei avuto problemi di alcun tipo a riconoscere e sostenere i cambiamenti eventualmente apportati dal sindaco. Ma come tu stesso sostieni, egli ha preferito perdersi tra i meandri del potere, invischiandosi in quel meccanismo perverso nel quale qualità come l’onestà, la buona volontà, l’impegno sembrano addirittura delle colpe.
      Spesso leggo e sento dei vari tavoli, cabine di regia, incarichi, onori e oneri del sindaco ma non riesco a convincermi della loro efficacia sia nel breve che nel lungo periodo, un circolo vizioso tra i labirinti della politica burocratica che alimenta se stessa senza beneficiare altri.
      La mia posizione è dettata dal pessimismo della ragione e come già detto confido solo nelle capacità di ognuno di noi per tirarci fuori da queste sabbie mobili esistenziali. Quindi non appena farò ritorno a Canicattini non ti farò mancare il mio personale appoggio e sostegno a iniziative volte a scardinare questo stato di cose cercando una via autonoma a quella istituzionale.
      Abbiamo un grosso debito nei confronti delle generazioni future e il minimo che possiamo fare è impegnarci perchè sogni e speranze non vengano sepolti da noia e rassegnazione alla mediocrità.
      Con affetto Luca Mozzicato.

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