La grande sfida. Chi vive in assenza di valori i Giovani o gli Adulti?


Sulle righe che seguono, non so quanti saranno d’accordo, tra i giovani e gli adulti.

A forza ( e furia ) di sentirsi dire che non hanno valori, i giovani li stanno perdendo.
Soltanto una valutazione superficiale, e oserei dire pretestuosa, può condurci all’assunto che “ i giovani non hanno valori “. I giovani, considerati nella loro globalità, non solo hanno un enormità di valori, assolutamente pari a quella dei giovani delle generazioni che li hanno preceduti, ma con una particolarità. I loro valori sono nascosti e vivono nell’impossibilità sociale di potersi esteriorizzare. Il mondo giovanile di oggi è assolutamente complesso, non assomiglia alla staticità e semplicità delle generazioni precedenti.

Per un attimo, consideriamo i valori, quelli intesi fin’ora, come fossero il risultato di un’analisi del sangue. Per poter leggere gli esami del sangue, occorrono dei valori di riferimento, sui quali tutti convenzionalmente concordiamo, che per altro cambiano da laboratorio a laboratorio.

Ritorniamo ai valori quelli veri, i valori della vita.
Noi adulti, abbiamo la presunzione di valutare il risultato delle analisi dei valori della vita dei giovani, con i nostri parametri di riferimento. Ed è chiaro che in tutte le singole voci, troviamo valori enormemente alterati. La nostra presunzione, quella degli adulti, non è quella di rivedere o metabolizzare una nuova scala di riferimento dei valori ( mutata perché è il mondo che cambia ), ma ci limitiamo a ripetere ogni giorno le analisi, sperando che ci sia stato un errore nella rilevazione dei dati, dei giorni precedenti, sostenendo ogni giorno “ i giovani non hanno valori, non come noi che eravamo pieni di valori e ci bastava poco per essere felici“. Più semplicemente, come dice “ qualcuna preparata “ sull’argomento, si tratta di: “ giudizi e moralità, che poi si rivelano ipocrisie… “. Questo è un tratto specifico dei canicattinesi, il male incurabile di noi canicattinesi, che poi incurabile non è. Vogliamo esplicitamente e semplicemente “ non curare “.( Ma questo sarà il tema della II Parte ).

La risposta dei giovani a questa specifica situazione, è quella di lanciare una sfida sul piano della vita, che noi adulti non siamo in grado, con i nostri valori, di comprendere, e l’unica soluzione, la più facile, la più diretta, la più semplice che troviamo è quella di raccogliere la sfida. Si una sfida di valori, improponibile, in natura impossibile da realizzarsi. ( scambiare co…ni per lampioni, pesare il ferro insieme alla paglia ).
Non è qui un discorso, quello solito, di un contrasto generazionale genitori figli, come sempre in tutte le epoche si è verificato, in cui il teatro della disputa è stata la famiglia, che è un ambito ristretto, controllabile. Qui si tratta di un contrasto generazionale tout court, reale e di enorme portata, che coinvolge l’intero mondo degli adulti, formati con i propri valori di riferimento, da una parte, e dall’altra un mondo di giovani, con propri valori di riferimento, assolutamente diversi, che si svolge sul teatro della vita, ampio ed incontrollabile.

Di fatto anziché cercare un punto di incontro, tra le due generazioni, tutto sfocia nella grande sfida, adulti-giovani, qualcuno vincerà, come sempre, e come in tutte le sfide sarà il giovane a prevalere, ma il prezzo che pagheremo sarà talmente alto, che nella sostanza perderemo tutti, grandi e piccini.

Se un attimo riflettiamo su chi tra i giovani e gli adulti si trova realmente in questa condizione, cioè in assenza di valori, e prendiamo come parametro di riferimento proprio la scala dei valori degli adulti, il valore più importante è quello della “ responsabilità “, a chi manca la responsabilità,? manca proprio a noi, alla generazione degli adulti, i nostri “ valori “ non sono compiutamente formati, quindi ci troviamo, gli adulti, in una condizione ( statica ) di assenza di valori, e consapevolmente o inconsapevolmente stiamo “ distruggendo “ con le nostre mani, per l’incapacità di capire, la parte più bella di noi stessi, l’essere giovani. Non so se in fondo, è proprio l’invidia, che ci pone in questa condizione.

Fine prima parte.

Paolo Giardina

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