Fra Jazz Festival e il ricordo di Sergio


Il Jazz Happening è finito e non posso fare a meno di notare che Sergio Amato non sia apparso nè sui volantini nè sulla scenografia che addobbava il palco.

Non conosco i motivi di tutto ciò e non voglio scatenare nessuna polemica in merito, in fondo l’happening appena trascorso è uno “spin off” del festival vero e proprio e non credo proprio che i fratelli di Sergio volessero fargli un torto.

Dico solo che la sua immagine ed il suo nome mi sono mancati, come ormai da troppo tempo mi manca lui, che non era un semplice amico ma piuttosto uno di famiglia, il mio terzo fratello.

Allora, nel mio piccolo, oggi vorrei ricordarlo e vorrei evitare maniere retoriche per farlo. Allora, dopo tanti anni, ho voglia di raccontare un episodio che, fino ad oggi, era una storia per pochi intimi. Lo faccio per dare modo, a chi non abbia avuto la fortuna di conoscerlo, di carpire un po’ di quello che era Sergio.

Era il 25 dicembre del 2002, il pomeriggio di Natale, e Sergio irrompe in casa mia per fare gli auguri ma anche per trovare un diversivo al noioso pomeriggio natalizio. Oltre al sottoscritto, trova mio fratello Alex e Paolo Bonfiglio e allora gli viene in mente di fare una jam session “estemporanea” nella vicina sala prove. Una jam session a base di “free jazz”, dove ci sarebbe stato parecchio “free” (nel senso di note a casaccio) e poco jazz. Presi dall’allegria, ce ne andiamo in sala ed io mi porto il mio vecchio laptop, per registrare alla meno peggio i frutti della nostra jam, da usare più avanti per farci quattro risate.

Succede che in sala Sergio da delle indicazioni di massima sul pezzo da eseguire, per il resto ognuno improvvisava senza badare troppo a quel che suonava, il tutto fra le risate complici di noi agli strumenti e dell’unica spettatrice di quello “spettacolo”, mia sorella Nelly.

Alla fine, sforniamo tre registrazioni (definirli “tre pezzi” mi pare troppo) fra grasse risate e la sensazione che la musica, in ogni sua forma (anche quella pessima che gli avevamo appena dato) fosse un divertimento sano e che univa le persone in un amalgama speciale.

Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare quello che, da lì a meno di un anno, sarebbe successo.

Per lui abbiamo pianto in tanti, ed abbiamo pianto molto, eppure sono certo che lui non voglia essere ricordato con le lacrime ma con una risata, gesto più consono ad una persona che, a dispetto del talento e della professionalità, si divertiva a cazzeggiare con gli amici, facendo la cosa che più gli piaceva fare.

Allora, dopo quasi dieci anni, ho deciso che quel cazzeggio andava condiviso. Inorridendo per la musica, potrete farvi anche voi una risata e ricordare Sergio così come gli piacerebbe.

Andrea Uccello

01 – Disperazione

02 – Nelly 

03 – Nuvena ri Natali

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