L’estate sta finendo e un anno se ne va….


Prima della fine dell’estate c’è da godersi e vivere quel che rimane di una superlativa stagione di appuntamenti racchiusi nella cornice del Festival del Mediterraneo. Questo è un dato oggettivo, le intense sere di questa estate, sono caratterizzate da un sapore unico, decisamente apprezzabile. Se volessimo definirlo con un aggettivo, quello più adatto mi sembra “ arcobaleno di eventi “, anche per la varietà delle proposte, assolutamente complete. I complimenti vanno certo ai protagonisti, ma senz’altro anche a chi ha gestito l’organizzazione di tali eventi, cioè l’Amministrazione Comunale. Non riconoscerlo, sarebbe da accecati. Questo dato va acquisito come un dato oggettivo.

A titolo soggettivo, chiunque di noi potrebbe dire che qualcosa non è piaciuto, ma la sfera soggettiva non è valida ai fini di una qualsivoglia critica, un’amministrazione propone un festival rivolto alla generalità dei cittadini, e da questo punto di vista ha centrato l’obiettivo, realizzando eventi qualitativamente e quantitativamente ineccepibili.

Mi preme fare un discorso più generale, che vorrebbe soprattutto essere una riflessione esplicita rivolta a tutti, che non riguarda l’organizzazione degli eventi ma più in generale il rapporto Istituzioni / Cittadini.

Premettendo che non mi offende l’ipotesi per cui, coloro che volessero criticare questa mia lunga serie di interventi sull’amministrazione, dovessero sostenere che dico sempre le stesse cose, che rientrano nella sfera dell’utopia. Non mi offende perché l’argomento, dal mio punto di vista, è da solo più importante dei piani regolatori, dei progetti PIP e PIT, degli accordi internazionali del nostro comune, di un possibile quanto improbabile sviluppo economico del nostro paese, messi insieme. E soprattutto penso che un sogno, qualsiasi sogno si può realizzare.

Senza un inversione della mentalità del canicattinese, e cioè senza una vera “ Rivoluzione Culturale “ sui modi e sui costumi dei canicattinesi, nessun altro progetto può prendere il via. La base per qualsivoglia modello di sviluppo economico è una base di natura culturale. L’unico modo per tentare una “ rivoluzione “ è quella di coinvolgere la città nelle scelte, dove coinvolgere non vuol dire l’anarchia di decidere, ma soltanto rendere i cittadini partecipi. In questa direzione è d’obbligo un passo indietro da parte dell’amministrazione, che non può attendere i canicattinesi, statici  per loro natura.

Insisto su questo punto anche perché ritengo che questo è il momento giusto per mettere in campo, le giuste basi per la “ rivoluzione “. Perché non so quando potrà capitarci, a noi canicattinesi un occasione così. Un mix esplosivo, e qui mi sbilancio, vado oltre:

  • da una parte, una “ classe di giovani “, solo apparentemente a corto di valori, troppo individualisti, eccessivamente scanzonati, ma in realtà sono portatori di qualità individuali non comuni, e sentono la necessità di proporsi e di essere protagonisti, magari con qualche sculacciata ( metaforica );
  • dall’altra parte una generazione “adulti-anziani”, che seppur restii a qualsiasi cambiamento, lo sopporterebbero di buon grado se potesse determinare, una condizione migliore per i propri figli;
  • in ultimo ma non meno importante un Sindaco ed una classe amministrativa, “ eccelsa “, e qui sono realista, consapevole del fatto che sarò oggetto di molte critiche. Un’amministrazione con un grande limite, la paura di “ perdere potere “, espressione di un modo nuovo di “ fare “ amministrazione, ma che “ fa “ la politica, come tutti gli altri politici che nel passato hanno amministrato Canicattini, sotto il motto “ o con me contro di me “ ovvero il berlusconiano “ ghe pensi mi”.

I conti sono fatti, ognuno di noi ci metta qualcosa e cambiamola questa Canicattini, cambiamoci noi stessi. Magari, una città, per troppo tempo assoggettata alle sue regole ( invidia, sparramientu, ecc. ) d’un tratto potrebbe uscir fuori qualcosa di unico.

La storia non aspetta.

Paolo Giardina

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