La “ campata “ tranquilla, nonostante tutto.


Il termine campata è usato in architettura per definire lo spazio che si trova fra due o più elementi portanti di una struttura.
Ma lo stesso termine, “ a campata “ in siciliano indica mantenersi, stare in vita.
Se poi aggiungiamo l’aggettivo tranquillo, indichiamo un voler vivere, o addirittura un voler essere senza pensieri. In taluni casi, assume la caratteristica del farsi volere bene o del vogliamoci bene, quando esiste una forte e consolidata “ simbiosi mutualistica “, convenienza reciproca, tra le parti in causa.
Da qui, “ cu si fa i fatti suoi campa cent’anni “. Cioè nel corso di una “campata tranquilla“ si può anche ottenere qualche briciola, per se, sotto varie forme, per alcuni casi eccezionali, ottenere molto.

Ora, da quasi mezzo secolo, e cioè da sempre, vivo a Canicattini Bagni, ed avendo vissuto il mio paese in tutte le sue sfaccettature, posso dire che non sono tantissimi i mutamenti che ha attraversato nel corso di questi anni; vedo la mia città uguale a se stessa, gli unici cambiamenti sono ascrivibili ai tempi che cambiano, ma di suo, strettamente di suo, il canicattinese mica ci ha messo molto.

Certo, due elementi nuovi potrebbero testimoniare ed accompagnare un eventuale evoluzione, nel senso che sono potenziali, lì, lì per esplodere, basta poco, come quando cerchiamo qualcosa che non troviamo, ma l’abbiamo proprio sotto gli occhi:
– La città nel suo complesso appare invariata, ma i giovani, per un infinità di motivi, hanno raggiunto livelli di conoscenza specifica assolutamente eccelsa, in tutti i settori. Però rimangono fortemente ancorati, nella stragrande maggioranza, ad una serie di luoghi comuni, in primis la “campata tranquilla”, per cui di fatto quasi inefficaci nel loro rapporto con la città, ma senz’altro individualmente “efficacissimi”. Per cui assolutamente assoggettati ed incapaci di esprimere alcuno spirito critico pubblicamente.
– Canicattini ricorda pochi esempi di Sindaci così attivi e presenti nella vita sociale. E questo è senz’altro un complimento. Una presenza carismatica, forte, pragmatica e soprattutto di capacità individuali non comuni. Una presenza che si traduce e caratterizza, spesso, nella contemplazione della città nei suoi confronti, e di conseguenza l’intera amministrazione si dipinge come unta da autosufficienza, in alcuni casi, addirittura, rasenta la perfezione. Conseguentemente, si fa portavoce di una cultura dell’immagine, nel senso letterale del termine, cioè un amministrazione da adulare, e quindi eccezionale produttrice di norme e regolamenti, privi di efficacia pratica, ma capaci di dare a se stessa un immagine di grandezza ed eccezionalità.

Le due cose messe insieme, conducono direttamente alla “campata tranquilla“, dove da un lato non si vuole dissentire, perché fa comodo, determina uno stato di convenienza con risultati assicurati, e dall’altro il dissenso viene dipinto solo come un modo con il quale si vuol passare dalla “campata tranquilla“ alla “campata più migliore“. D’altronde è indubbio che negli ultimi anni questa pratica di “compravendita di opinioni e posizioni“ (leggi trasmigrazione di anime) è accaduta con frequenza allarmante, nel nostro paese, voluta in origine da entrambe le parti.

Non mi riferisco qui all’opposizione istituzionalmente garantita (a quanto pare in questi cinque anni vuole esserci, vedremo). Mi riferisco ad una più generale presenza attiva della città, in maniera autonoma. Infatti siamo passati dal “o con “Franki“ o con Gionfriddo“, al più diretto ed essenziale “con o contro Paolo Amenta“. La città continua ad essere assente, non c’era prima e non c’è adesso.

Quindi anche questa volta, anche in questo giro, noi canicattinesi, sempre uguali a noi stessi, nonostante tutto, provocazioni comprese.

Eppure basta poco, pochissimo, per essere testimoni di un riconoscimento da parte dell’amministrazione comunale di un proprio errore, 20 “mi piace“ in un link di facebook, che critica una sua scelta.

Quindi, sottovoce mi pongo alcune domande:
E’ meglio una “campata tranquilla“ o essere protagonisti del nostro tempo? È entusiasmante vivere in una città apparentemente tranquilla, ma impaurita, della quale si nascondono le “cose brutte“, e si paga per mostrare “le cose belle“? E’ meglio una città capace di mostrarsi in tutte le sue espressioni autonomamente, o deve necessariamente proporsi all’interno di una cappa culturale e seguire un inevitabile omologazione ed inquadramento, subordinati, oggi, ad un viaggio di sola andata chissà per dove?
Tutte cose che accadevano anche 20 anni fa, esattamente come adesso.

E se la nostra città è questa, cioè incapace per ragioni storiche di “svegliarsi dal proprio letargo“ non può e non deve essere proprio l’istituzione ad occuparsi di questo risveglio, “ come un adulto che prende in mano un bambino, sulla sfondo una città, Canicattini Bagni“?
Venti anni fa proprio di questi tempi, con questi obiettivi nasceva il Movimento Rinascita.

E con questo mi (auto)taccio, altrimenti diventa (auto)lesionismo, per un duplice motivo. Il primo per evitare di trovarmi in una “campata difficile“ (se già non ricopro questo status) senza passare dalla “campata tranquilla“. Il secondo, perché a 46 anni, meglio tardi che mai, ho capito che i canicattinesi preferiscono, esaltano e sostengono, la “campata tranquilla“, con tutto ciò che comporta, ed ogni tipo di invito alla riflessione, volto a cambiare ed a cambiarci, appare assolutamente inopportuno, fuori luogo e finanche frutto della fantasia di qualche esaltato, che magari non ha capito nulla della vita.

Riletto, confermato e sottoscritto.

Paolo Giardina

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3 pensieri su “La “ campata “ tranquilla, nonostante tutto.

  1. Il mio status di Facebook esprimeva lo stesso concetto ieri sera.
    Canicattini non ha una valida alternativa è da troppo che si passano la palla sempre gli stessi 4 ad amministrare con una scelta di favoritismi e di leccate di culo, mi disgusta dover vedere questa situazione sarebbe ora di fare VERAMENTE qualcosa per cambiare registro e basta con i soliti slogan triti e ritriti sarebbe ora che a Canicattini nascesse una nuova realtà che voglia veramente far cambiare metalità, vedo quotidianamente e qui chiudo atti di inciviltà, sottocultura ed ignoranza della serie che c’ è ancora chi scavalca le file, chi si scanna alle poste dove ancora oggi non esiste un sistema numerico ed è solo l’ inizio.
    Mi fermo altrimenti rischio anche di uscire oltremodo fuori tema. Infine condivido quanto scritto da lei e mi auguro che a Canicattini si possa passare dal campare tranquillo a vivere ogni giorno con la consapevolezza che si è artefici del proprio destino, ma per fare ciò ci vorrebbe quasi una scuola. Il problema più grave ad ogni modo rimane l’ individualismo che è il nocciolo dell’ ignoranza e questo purtroppo fa parte della natura del canicattinese.

    • Peppe, manifestare il proprio dissenso e la propria rabbia verso un sistema che non piace è un diritto sacrosanto.
      Ma non perdiamo lucidità.
      Per cambiare le cose, innanzitutto bisogna individuare i problemi, sollevare le questioni e poi agire.
      E, siccome viviamo in una società che bada più alla forma che alla sostanza delle cose, cerchiamo di evitare i linguaggi coloriti.
      Nella mia vita, fra uno schiaffo e l’altro, ho scoperto che le mazzate maggiori si riescono a dare usando un linguaggio elegante.
      Ricordiamoci che abbiamo, da statuto comunale, un’arma dalla nostra parte: bastano 100 firme per portare in consiglio comunale delle proposte di iniziativa popolare.
      Quindi, chiunque abbia un’idea, la tiri fuori e la proponga ai propri cittadini, che questo Comune è nostro.
      Un abbraccio
      Andrea

      • Hai ragione, è che sono profondamente…arrabbiato? Fa ridere…Sono incazzato nero, se la gente a canicattini continua a basarsi sulla forma continua a rimanere la Canicattini di sempre quindi che si inizi ad aprire la mente!

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