Un pomeriggio da un giorno da cani….


Scrivo da innamorato della mia cittadina, che seppur piccola mi ha saputo lasciare indelebili ricordi su tutti i fronti, a partire dalle persone, dai posti.

Un pomeriggio qualunque, di un giorno qualunque, in piazza xx Settembre ore 15.00, caldo, disperazione, un cane sdraiato a terra, solo un Bar aperto.

Una coppia di turisti mi chiedeva: “Scusi per un Cannolo di ricotta?”, dico di spostarsi molto piu lontano, le campane a morto della Chiesa Madre nel frattempo sortivano lo stesso effetto di un avvoltoio che si librava nell’aria …….. che tristezza!

Mentre negli anni ’80, quello stesso posto alle 15,00 brulicava di giovani (me compreso), di Bar, Pasticcerie, oggi cosa è rimasto?

E’ scomparso il gracchiare dei Juke Box, delle sedie straripanti di giovani dappertutto, i motorini “arripizzati” che fumavano di olio, l’andare a mare con 1000 lire di benzina e il rischio di non tornare.

Questo è il senso di gioia e calore che non fa mai morire l’amore per questa città, perchè spero sempre che un giorno possa tornare il benessere, il sorriso, il lavoro per le tutte le categorie, aiutandoci e motivandoci che ce la possiamo fare sempre e allontanare per sempre quelle campane a morto che mi hanno ferito in quel preciso istante.

A tutti i Canicattinesi con affetto…….

Roberto Genovese

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5 pensieri su “Un pomeriggio da un giorno da cani….

  1. Francamente ricordare quei tempi è fantastico, per chi li ha vissuti. Ma fanno parte del passato, cioè di ricordi, che non si possono più rivivere, solo ricordare appunto. Ogni epoca ha il suo tempo, e penso, sono convinto, che anche i giovani di oggi, domani potranno raccontare le loro storie allo stesso modo in cui noi, raccontiamo le nostre, e i nostri genitori hanno raccontato le loro.

  2. Caro Paolo , tu lo sai bene che quell’epoca era piena di valori e di idee , si sognava con le radio private , i 45 giri , the wall dei pink floyd guardato mille volte nella sua copertina , il divertirsi con niente , oggi si e persa la poesia e il sapore delle cose ,consentimi di dirlo Caro Paolo

  3. Anche noi abbiamo perso la poesia dei nostri genitori, e anche i nostri genitori quella dei nostri nonni. Ogni epoca vive il suo tempo, ogni epoca ha le sue poesie. Quest’epoca ha le sue poesie, Facebook è una poesia, la rete è una poesia a suo modo. Mia nonna ( classe 1917 ), mi racconta che sua nonna gli diceva, ” non c’è munnu ciui “, e questa cosa si tramanda da generazioni. La nostra genreazione è una delle tante generazioni che nel suo tempo, ha vissuto le sue cose, ed chiaro che sono diverse, completamente diverse dalle ” cose ” di oggi. Vuoi mettere un ritardo ad un appuntamento oggi, comunicato via SMS o per cellurare, ( video chiamata ) e un ritardo non comunicato di trenta anni fa? E’ la vita.

  4. Da “paisano migrato” concordo con Paolo e con il suo pensiero evolutivo. Ma non posso dirmi certamente felice della situazione attuale del “centro” canicattinese. Non credo che dipenda solo dall’evoluzione dei tempi, lo stato di solitudine e di vuoto che si riscontra in quello che una volta (almeno fino a 10-15 anni fa) era l’unico vero punto di aggregazione per tutti, indipendentemente dall’età, dalla professione, dal genere, è palpabile e non dovrebbe essere considerato accettabile. Nè da chi ha vissuto tempi migliori, nè da chi vive questi tempi.
    Se per trovare un cannolo alla ricotta bisogna girovagare per le vie di Canicattini, allora direi che non siamo messi molto bene!

  5. Continuo a sostenere che i tempi che cambiano, portano via tutto quello che oggi non serve. Per esempio, prima si andava in piazza, anche per incontrarsi con una ragazza, o magari solo per guardarla, oggi vi sono talmente tanti sistemi, che mi chiedo a cosa serve la piazza, da questo punto di vista? E gli esempi sull’inservibilità della piazza sono infiniti.

    Aggiungo, quando si è discusso ( eufemismo ) di realizzare la nuova piazza, ho notato interventi del tipo alberi si,
    alberi no, piazza nuova si, piazza nuova no. Allora io sostenni e scrissi, che prima di parlare di piazza nuova, occorreva capire cosa volevamo farne della piazza, solo dopo si sarebbe potuto definire anche la caratteristica estetica. Non voglio criticare assolutamente l’intervento dell’amministrazione di aver dato una piazza ai canicattinesi, anzi sin da piccoli è stato il nostro sogno, tuttavia continuo a chiedermi a cosa serve la piazza a Canicattini oggi?

    Mi piacerebbe, se un giorno d’estate, una sera qualsiasi, un sera che non c’è alcuna “ festa “, tutti i canicattinesi si incontrassero in piazza solo per passeggiare, avanti e indietro diciamo dal vecchio al nuovo palazzo comunale, una,due, tante volte come si faceva una volta, e magari pensare, ma che senso aveva?
    E rispondersi oggi nessuno, ma allora decisamente si.

    Paolo Giardina

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