Maggio elettorale 2012 tra faide e “realpolitik” a Canicattini Bagni


Ebbene si, le elezioni amministrative di Canicattini Bagni sono finite da tre settimane, anzi no, per alcuni ancora continuano, sopratutto in quello spazio virtuale di facebook che è diventato una tribuna politica virtuale in cui fra l’altro giornalmente si vorrebbero compiere anche le rivoluzioni (virtuali ovviamente) ma se è per quello, rimane pur sempre una povera tribuna politica che assomiglia sempre di più a una faida tra famiglie, tipo Beautiful (I fans dei Forrester contro i fans dei Logan), Ma come in Beautiful, alla fine si scopre che nel passato sono stati tutti imparentati con tutti, e quindi nessuno è come dire vergine. In questo mondo della politica virtuale janattinisi ne abbiamo visto di tutti i colori, tra cui accuse e contro accuse a destra e manca, falsi account, e account anonimi, che pretendono di rappresentare la “Società Civile Canicattinese” Ma visto che di società civile reale già c’è ne ben poca, quella virtuale non può che essere ancora più scadente per quanto riguarda il contenuto civile e politico, in altri termini, non di politica si tratta, ma di cuttigghio spostatosi sul web.

Ma abbiamo anche visto la “realpolitik” quella dei comizi (o faide?) in piazza, ed è di quella che vorrei parlare qui e dare le mie impressioni. Prima di continuare, pena essere “semi linciato” (virtualmente parlando) su qualche pagina di facebook, sono costretto a premettere che non c’è l’ho con nessun lista, non c’è l’ho con nessun candidato, e non intendo infangare nessuno. Dico questo perché pare che ormai siamo ridotti ad auto-censurarci o applicare una specie di par-condicio del seguente tipo: chiunque osi criticare la lista elettorale di Tizio deve necessariamente altrettanto criticare la lista elettorale di Caio, o di Sempronio, pena ancora una volta essere accusato di imparzialità o peggio, di voler infangare qualche “politico” janattinisi. Ma quale censore è deputato o autorizzato a soppesare le nostre parole sulla bilancia della par-condicio della politica janattinisi, mi sfugge. Poi si sa, su facebook siamo tutti esperti di politica, ma non immaginavo di trovarci anche dei Savonarola.

Lasciando questi discorsi di contorno da parte, se si vuole fare un analisi politica seria si dovrà pur rispondere ad una domanda fondamentale ovvero, perché Paolo Amenta ha ottenuto tanto consenso? Sarà perché la maggior parte dei Canicattinesi sono stati plagiati? Se si stesse parlando di Berlusconi, potrei rispondere di si, ma siccome non si tratta di Berlusconi, ci vuole un altra ipotesi. Forse allora dobbiamo aderire ad un argomento negazionista usato da un “politico” di Siracusa, la cui filastrocca recita cosi; “in realtà Paolo Amenta non ha ottenuto la maggioranza considerando la percentuale degli astenuti”, ma siccome la matematica non è un opinione, considerando anche la percentuale dei non votanti, Paolo Amenta ottiene lo stesso la maggioranza, anche perché quella percentuale di non voti non è che miracolosamente passa all’altra lista, ma rimangono terra di nessuno, o molto probabilmente una parte è da imputare a quella sinistra “antagonista” (i cosiddetti carusi che tanti carusi non sono ormai, ma che per la politica perbenista di janiattini eterni carusi rimangono)

Da notare che fin qui ho parlato di Paolo Amenta, non della lista Sviluppo e Futuro, è per un motivo molto preciso: ma si pensa davvero che questa lista avrebbe preso tutto quel consenso con un altro candidato a sindaco? Dico questo non per screditare i candidati consiglieri, alcuni dei quali hanno un consolidato pacchetto di voti, spesso ereditato per via familiare o per altre vie misteriose, ma neanche tanto misteriose, visto e considerato la presenza di dutturi, ferrovieri musicanti e organizzatori di balli per il centro anziani, alle quali i clienti per i voti non mancano in questi orticelli ben coltivati. Ma detto ciò, un merito di capacità politica la si vuol riconoscere alla persona di Paolo Amenta, il cui modo di amministrare poi può piacere o no? Oppure dobbiamo continuare a raccontare la favola del dittatore accentratore che abbiamo sentito sul palco? Un caffè con un presunto dittatore nostrano lo potrò prendere? Non vorrei che qualche Savonarola o inquisitore mi accusi di essere complice di un dittatore, Dopotutto, come detto prima, Paolo Amenta non è Berlusconi, in tal caso la favola forse sarebbe più credibile, sopratutto per un fiero antiberlusconiano fino al midollo osseo come me, che mai oserebbe prendere un caffè con quest’ultimo tizio. Per alcuni Canicattinesi questo potrebbe essere un demerito, ma è nel mio DNA,

non me ne volete.

Rovesciando la domanda, potremmo anche chiederci perché la lista Trasparenza e Cambiamento ha ottenuto poco consenso. Si sarà pur sbagliato qualcosa da un punto di vista della strategia politica janattinisi o no? Oppure dobbiamo continuare a dire che è colpa dei Canicattinesi che non hanno capito nulla? In molti, stanchi di una politica sorda, potrebbero anche pensare che se i cittadini avessero capito qualcosa forse quella percentuale di astensione avrebbe dovuto essere il triplo. Ma un sindaco lo dovevamo pur eleggere, qualcuno ci deve pur amministrare e purtroppo i Greci non hanno saputo regalare al mondo, millenni prima che esistesse questa Europa derelitta, un altro metodo democratico che non sia quello del voto popolare, criterio che ha il limite di essere spesso facilmente condizionabile dai vari poteri o dai sofismi ingannevoli dei professionisti della cattiva politica, i vari Iago dati alla politica, come li chiamerei io.

Cambiando discorso, per quanto riguarda la lista Trasparenza e Cambiamento io ancora non ho capito chi era il candidato a sindaco: Tuccitto o Severino? Dico questo non per voler offendere o delegittimare Paolo Tuccitto, ma per chiederci se non era il caso di dare più spazio, non solo al medesimo candidato al sindaco, che ho avuto l’impressione sia rimasto sotto l”ombra di quella coppia che ormai in paese è nota come il “gatto e la volpe”, ma anche agli altri candidati giovani, alcuni delle quali erano validi, o per lo meno molto più trasparenti di alcuni non novelli della politica. Ma mi chiedo se era il caso di presentare una lista con il “gatto la volpe? Nulla di personale, anche perché l’altra lista non è stata di meno, un altra coppia di “gatto e volpe” neanche li è mancata. Tutto questa mio sarcasmo, (spero non offensivo?) è per dire che gira e rigira vediamo le solite persone che hanno già fatto da anni politica in questo paese, spesso anche passando di qua è di la. Sembra che l’epoca di Frank e dei dottori non sia cosi lontana e non del tutta estinta. Non sarebbe stato meglio per esempio presentare un lista magari di giovani non “compromessi” con la politica del passato in grado di portare avanti con più credibilità quella trasparenza e quel cambiamento che distingueva anche il nome di una lista? La domanda però vale per entrambe le liste. Paolo Amenta si è presentato come un politico che ha avuto il coraggio, o forse l’astuzia politica, di rompere con una certa politica Siracusana responsabile di molti misfatti, ma forse è mancato un ulteriore scatto di coraggio nel dar spazio ad un gruppo di giovani e di donne ai fini di costruire una nuova classe dirigente capace di lasciarsi alle spalle certi schemi del passato quali il clientelismo, il personalismo e la politica vista non come progettualità verso un futuro migliore, ma come portatrice di vecchie faide tra clan, radicate nel passato. Che senso ha, per esempio, candidare delle donne o dei giovani, quando si sa che poi nel maggiore dei casi chi andrà a fare il consigliere o l’assessore apparterà sempre al gruppo dei soliti noti che detengono il pacchetto di voti? E’ stato paradossale sentire sul palco entrambe le liste vantarsi di aver candidato un numero consistente di donne e di giovani, ma quanti di questi nuovi volti sono stati eletti? Sembra quasi che si usino i giovani e le donne nelle liste come mere civette per attirare voti.

Ma a parte questo, era il caso di presentare sul palco dei vecchi dinosauri della politica siracusana? Vecchi si intende non necessariamente di età ma come concezione politica, ovvero il proseguimento di un sistema clientelare affaristico da prima repubblica. Ogni riferimento alla questione della privatizzazione o spartizione politica di appalti, che riguardano il bene pubblico acqua non è per nulla casuale. E visto che parliamo di privatizzazione, nelle passerelle elettorali de, paese son mancati all’appello Marzano e l’ex responsabile, Pippo Gianni, due noti privatizzatori di beni pubblici (acqua, sanità e spartizione di posti di lavoro nel triangolo della morte). Ma credo che i loro portaborse, o vassalli locali, il giro del paese l’avranno fatto lo stesso per controllare o spostare alcuni pacchetti di voti. In effetti ancora si fanno sentire le vecchie influenze e le vecchie maniere di persone come Foti, Nicita e Curzio (il triumvirato), dinosauri, padrini, che ancora non si sono estinti, ma che anzi si sono riciclati nel modo di fare del nuovo che avanza, ma che puzza ancora di metodi da prima repubblica, nonostante la cosiddetta seconda repubblica, altrettanto marcia, ci sta crollando addosso, forse anche con il ritorno di quella pessima e sanguinaria stagione che fu la strategia della tensione?

Ma diciamo che Paolo Amenta è stato politicamente scaltro nel cavalcare non l’antipolitica, come qualcuno erroneamente ha detto, ma piuttosto l’antipartitismo ovvero, si è presentato ai

Canicattinesi come paladino della battaglia contro i partiti mal-gestiti da quell’elenco di padrini appena citati che detengono un pacchetto di voti nel siracusano e vantano una schiera di vassalli al lor servizio nei paesi satelliti, gestendo quindi un sistema feudale vero e proprio. Paolo Amenta è stato talmente abile nell’abbracciare questo antipartitismo che ha fatto quasi dimenticare ai Canicattinesi che un partito dietro di lui c’è anche, il FLI. Non per caso Granata si è presentato molto defilato, rispetto a Vinciullo e Bufardeci. Ma chissà perché questi ultimi due padrini invece hanno fatto sentire la pesantezza delle loro presenza, quasi ingerendo sulla politica canicattinese come il vaticano fa sulla politica nazionale. Forse la faccenda SAI8, sfuggita di mano ai piani privatistici e appaltatitici di questa pessima politica siracusana, centra qualcosa con la loro presenza ingombrante?

Paolo Amenta ha anche fatto quasi dimenticare un altra cosa: che anni fa fu anche lui a favore della privatizzazione dell’acqua, ma poi come San Paolo, vide la luce sulla strada di Damasco, ovvero si rese conto, come avevano detto alcuni “comunisti non pentiti”, ma non solo loro, degli affari palesemente loschi dietro la privatizzazione dell’acqua, ed ebbe la lungimiranza di rendersi conto anche che se la SAI8 avesse preso possesso del nostro acquedotto probabilmente non avrebbe vinto le elezioni, o comunque sarebbe stato fortemente penalizzato. Ma questo è un caso (forse raro?) in cui l’interesse o il pragmatismo politico, coincide con l’interesse della collettività, anche se il sottoscritto pensa che su una questione come la tutela di un bene pubblico quali l’acqua, si debba agire non sulla base di scelte politiche, che magari possono sempre modificarsi nel tempo, ma su basi culturali civili che vedono la difesa di alcuni beni pubblici come qualcosa di imprescindibile. Questo a mio avviso è un tratto che contraddistingue la politica di sinistra da quella di destra. Non affatto vero che oggi non esiste destra o sinistra, alcune scelte politiche fondamentali distinguono nettamente questi orientamenti, anche se poi ci possono essere zone grigie.

E veniamo alla questione di Gaetano Guzzardo. Io ancora non ho capito l’intento in merito, che è diventato quasi l’argomento principale dei comizi. Forse si voleva mostrare ai Canicattinesi che Guzzardo come addetto stampa non è imparziale nei confronti della politica di Paolo Amenta? Oppure era una lotta per antipatia nei confronti della persona? E si crede davvero che nell’era della comunicazione non serva un addetto stampa per promuovere la nostra cittadina? Una buona promozione della nostra cittadina potrebbe anche compensare i costi dello stipendio dell’addetto stampa, dopotutto siamo nell’era di internet. Ma una cosa, da uomo di sinistra non ho apprezzato, il voler colpire una persona sulla dignità del lavoro, magari per motivi politici o di antipatia. Guzzardo, come chiunque altro, può essere criticato o criticabile, può piacere o no, come persona, ma usare la “Spada di Damocle” del licenziamento da un lavoro, mi puzza da metodi epurativi e il voler insistere su questa strada durante la campagna elettorale non ha giovato alla raccolta di voti. Non so quanto poteva interessare “cacciare” un addetto stampa, magari su basi di antipatia, ai cittadini di Canicattini, nonostante si sia sbandierato ai loro occhi un paventato risparmio per il comune, dal totale del suo stipendio, in cambio del suo “scalpo”.

Un altra riflessione vorrei farla sulla questione dei consiglieri che erano membri della giunta del sindaco Amenta e che pochi mesi prima delle elezioni sono “transumati” nel pascolo della lista Trasparenza e Cambiamento, transumanza dal tempismo sospetto devo dire. Sul palco hanno spiegato che sono usciti dalla giunta Amenta non perché non condividevano le scelte amministrative, che anzi, a loro dire, hanno in larga parte condiviso, ma perché non condividevano alcune scelte politiche. Trovo questa spiegazione paradossale è poco convincente. Viene da porsi una domanda: ma in un paese piccolo come Canicattini, in cui dopotutto non si svolge una macro politica delle relazioni internazionali, a cos’altro potrebbe, o dovrebbe, servire la politica se non principalmente per amministrare? Certo, giustamente potrebbe servire per fare carriera o, per i malpensanti, anche per fare affari personali, o magari per sistemare qualche amico, parente o figlio in qualche posto di lavoro. Ma che senso ha scindere le scelte politiche dalle scelte amministrative in un paesino come Canicattini? D’altra parte tutto questo denota lo scollamento sotto gli occhi di tutti tra politica e società civile, in cui la politica è diventata non un mezzo, ma un fine a se stesso, lontano dagli interessi della collettività. Ma poi viene anche da chiedersi, se per chi ha condiviso le scelte della amministrazione Amenta per ben 5 lunghi anni non sussista una contraddizione di fondo

trovarsi poi candidati in un altra lista che non ha affatto condiviso le scelte amministrative dell’amministrazione Amenta. La mia ipotesi e che in realtà dietro questa transumanza ci siano nuovamente i conflitti che si sono verificati nella politica Siracusana con lo sfaldamento del centro destra, sia a livello provinciale che regionale. Ma perché mai il nostro paese debba diventare teatro di scontro per le battaglie fratricida altrui? Nell’ottica di una buona politica a favore dei Canicattinesi, che vorrebbe liberarsi da questo modo di fare politica fine a se stessa, questo dovrebbe essere incomprensibile ma sopratutto poco tollerabile.

Ma infine, qual’è stato il principale errore della lista Trasparenza e Cambiamento?

A mio avviso si è condotta una campagna elettorale eccessivamente volta a convincere a non votare Paolo Amenta. Cito come esempio una ormai famosa frase pronunciata come un tuono sul palco da un candito al consiglio della lista Trasparenza e Cambiamento “Sono invotabili!” Ma pensate un po, se alcuni compaesani che si cimentano nella politica Canicattinese sono da bollare come invotabili viene da chiedersi come diavolo abbiamo fatto a votare per esempio un Cuffaro. D’altra parte si sono invece trascurati i motivi per cui i Canicattinesi avrebbero dovuto votare la lista che ha sfidato Paolo Amenta, rimanendo poco convincenti su questo secondo fronte.

Certo da buon “comunista” (altro mio demerito) ho apprezzato il fatto che si rinunciava all’indennità sopratutto in un periodo di crisi economica e sociale mentre su altri temi credo si doveva fare ancora più chiarezza, pur senza scadere su attacchi personali, mi riferisco a questioni quali villa chiara, asilo nido, consulente esterno, finanziamenti ricevuti per danno allagamento, villa comunale e museo dei sensi poco fruibili ai cittadini visto i limitati orari di apertura, e infine le famose traverse non ancora metanizzate. Il sindaco è stato abile nel dribblare via quest’ultimo argomento, usando argomenti che onestamente io non ho ben compreso, anche perché per capirli ci voleva un buon commercialista o magari l’esperta esterna economa. Spero però che non sia necessario rivolgerci a qualche esporto del governo Monti per comprendere meglio? Fatto sta, che le traverse rimangono non metanizzate, nonostante i cittadini hanno pagato l’anticipo. Mi auguro che entro i cinque anni verranno metanizzati, anche perché sarebbe veramente una noia mortale assistere ad un altra campagna elettorale in cui nuovamente si chiede: “E le traverse?” frase che poi è rimasta come tormentone della campagna elettorale,

Ma tuttavia non si poteva poi pretendere di andare ad amministrare solo con queste premesse di mera critica, serviva indicare ai cittadini una programmazione politica-amministrativa, un idea di dove si vuol condurre questo paese: per esempio: politiche ambientali e di ridistribuzione, politiche sociali e, culturali, tutte incognite, troppe le incognite e le lacune. Paolo Amenta, nonostante qualche “mania di grandezza” da campagna elettorale, e il contorno aggiunto di qualche citazione di uomini culturalmente di sinistra da parte del fratello candidato al consiglio, che a volte stonavano, ha avuto la capacità politica di riempire, o forse appropriarsi di queste lacune, in un periodo in cui la gente si aspettava questo dalla politica, stanca invece di una politica rissosa e personalistica da prima repubblica, lacune che fra l’altro dovevano, dovrebbero, essere riempite da una politica di “centro sinistra” che è stata la grande assente ancora una volta in questo paese, assenza che lascia un sentimento di amarezza, e di fallimento. Infatti, sentire Paolo Amenta usare sul palco termini solitamente apprezzati dalla sinistra quali: welfare o sviluppo sostenibile più volte, è stata quasi una doccia fredda, anche perché la sua coalizione che lo ha sostenuto nel passato (il PDL) il welfare lo ha massacrato e dello sviluppo insostenibile ne ha fatto un suo marchio, (vedi Prestigiacomo) portando avanti invece politiche scellerate che poi hanno penalizzato pesantemente i comuni, tra cui cito per esempio, quella trovata populista arrogantemente annunciata agli italiani da Berlusconi di fronte a un compiacente Bruno Vespa che gli fatto da notaio personale: “Cari Italiani elimineremo l’ici!” Fu questa la frase ad effetto che fece la differenza per gli italioti. Ma oggi sia gli italioti, che gli italiani, e direi anche i sindaci, costretti ad amministrare quasi in trincea, pagano un conto ben due volte più caro per questa scelta scellerata. Ricordando questa cronaca della pessima politica del recente passato, mi chiedo se anche Paolo Amenta per caso non si sia reso conto del danno che il Berlusconismo rampante ha creato in tutti questi anni? Meglio tardi che mai, forse qualche “comunista” o antiberlusconiano incallito non ha avuto poi così torto?

Ma nel frattempo che scrivo queste riflessioni giunge notizia che un Uccello è appena volato

via dal nido e tutti i perbenisti o i Savonarola della politica janittinisi sono scandalizzati, come se già non lo si sapeva, ma prevedo che tutti saranno nuovamente scandalizzati quando tra pochi mesi altri uccelli (non di cognome stavolta) forse migreranno verso altri luoghi di gioventù, insomma una transumanza di ritorno. In tutto questo marasma di politica impoverita esistono sempre degli alibi, per esempio, uno classico è che è colpa di una certa sinistra che sta sempre a criticare, oppure di chi non vuole le cosiddette riforme che ci piovono in testa come sciame di meteoriti. In effetti, per salvaguardarci ci vorrebbe un rifugio anti-rifome. Ma si sa, le ideologie sono finite, o cosi mi dicono, e il futuro è la politica del fare, non quella del parlare, o del pensare, o peggio, del sognare che un altro mondo è possibile. Ma fare cosa, ancora non ho ben capito se dietro il fare magari manca un pensiero valido e che sia minimamente etico o estetico, perché un paese si amministra bene non solo con un senso etico, ma anche con una visione estetica, cercando di renderlo più bello, o per lo meno evitando di abbruttirlo. In ogni caso, presto o tardi si vedrà quello che il futuro, anche a Canicattini, ci riserverà, in un periodo di sfaldamento continuo della mala politica, come l’abbiamo conosciuta, e come temo ancora la conosceremo – mala politica che ancora si aggrappa, nella sua misera autoreferenzialità e sordità, con le unghie affilate dall’egoismo, al potere.

Marcello Mozzicato.

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