“ Quannu u sceccu nun voli viviri è ‘nutili fischiari “ E’ proprio vero?


Lo sostenni cinque anni fa e lo ribadisco adesso, anche perché siamo ancora in tempo. La nostra città vive un momento fondamentale per la sua crescita, un momento di passaggio, oserei dire vitale, un momento che può trasformarsi in una grande occasione, ma solo se il Sindaco lascia salire sul suo treno la città. Non può pretendere che mentre il treno ( con lui dentro ) passa noi lo applaudiamo.

Di più, penso che il Sindaco non è consapevole delle responsabilità che la città ha riposto in lui, la città vuole ( inconsapevolmente ) un cambiamento vero, non come quello proposto dal Sindaco che è solo di facciata. Il Sindaco ha l’obbligo morale di rendere consapevole la città di questo cambiamento, non di continuare a lasciarla nell’inconsapevolezza.

Quello che io scrivo su queste pagine, più che essere un “ attacco al Sindaco “ ha l’obiettivo di essere uno stimolo per lo stesso, e quando sostengo che il Sindaco Paolo Amenta mi ha deluso su tutta la linea, lo dico consapevolmente, perché pur di andare al sodo, pur di proporre la sua politica del fare, non riesce ad andare oltre, a fare il salto di qualità. Non può esserci nessun cambiamento della politica, se prima non vi è quello della società che rappresenta, pertanto il suo progetto è destinato a fallire tout court. Si, ci potrà dare l’illuminazione pubblica, un festival jazz di caratura mondiale e poi, mica Paolo Amenta dura per sempre, era più ambizioso il Paolo Amenta che io conoscevo.

Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 la nostra cittadina ha espresso dei sindaci assolutamente all’altezza del ruolo, questo al di là delle posizioni politiche, dei Sindaci che con le loro amministrazioni, ci hanno lasciato in eredità delle opere eccezionali, vedi per tutti il foro Boario. Oggi a distanza di ¼ di secolo siamo ancora qui a discutere sulla possibilità di utilizzare  questa opera pubblica.

Il nostro Sindaco potrà anche completare la Piazza e rendere il salotto della nostra città un eccellenza di valore assoluto, e fra venticinque anni lo ricorderemo o lo ricorderanno, come un buon Sindaco che ebbe l’onore di fare la piazza a Canicattini. Ma sarà né più e ne meno che come il salotto delle nostre abitazioni, mai utilizzata nuova, nuova ed in bella mostra, come il foro boario.

Io penso che un Sindaco non deve pensare soltanto alla struttura della piazza, ma anche a chi e come ci deve stare dentro, cioè la città. Mi chiedo, ma queste sono domande che l’attuale classe dirigente del nostro paese si pone? Qualche anno fa, quando si è parlato di piazza, di alberi, l’unico dibattito, l’unico tema di dibattito era alberi si, alberi no, cioè un dibattito sull’estetica, mai sulla sostanza, dove, preciso, la sostanza non è il Festival Jazz o gli innumerevoli e lodevoli eventi organizzati dalla Pro-Loco.

Spero che una parte della città si svegli da sola dal torpore in cui vive ed incalzi giornalmente il Sindaco su questi temi.

Un detto siciliano dice che:

Quannu u sceccu nun voli viviri è ‘nutili fischiari

In questo sillogismo “ i scecchi “ siamo noi, mentre a fischiare dovrebbe essere il Sindaco.

Ad oggi la città non ha sete ed il Sindaco non fischia.

Per farla breve, l’apatia della società canicattinese riguarda il contesto complessivo in cui viviamo: la cultura. Credo difficile, se non impossibile modificare gli elementi fondanti della nostra cultura , una cultura, così come si forma, si modifica nei secoli, ma i secoli passano così come cominciano.

Il bar che dispone di una sala giochi, stimola i suoi clienti a giocare. Capisco che la socializzazione politica e culturale è cosa ben diversa dalla socializzazione al divertimento. Considerato che la classe dirigente della cultura canicattinese ( se esiste ) è troppo presa da se stessa, deve essere l’istituzione, il Sindaco a stimolare verso tale direzione creando le giuste condizioni, agevolando la partecipazione in assoluta autonomia della città.

L’attuale Sindaco nel 1993 sostenne in un dibattito pubblico, “ un’amministrazione locale non crea posti di lavoro, crea le condizioni per determinare i posti di lavoro “, allo stesso modo mi piacerebbe sentir dire al Sindaco, “ un’amministrazione locale non crea la cultura ma le condizioni affinchè la stessa si sviluppi “.

Invece nei fatti il Sindaco crea la cultura, o meglio l’unica cultura che accetta è quella che sta dalla sua parte, quella che lo applaude, perchè è troppo preso “ dal fare “ a qualsiasi costo.

Paolo Giardina

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