La corruzione nella pubblica amministrazione


La corruzione dilagante, non episodica ma strutturale che pervade il nostro paese, non è soltanto un ostacolo alla sua crescita economica ma impoverisce anche la qualità dell’azione amministrativa minando alla radice l’impalcatura democratica che ne dovrebbe costituire la base. La corruzione richiede poca trasparenza, si alimenta attraverso il clientelismo e lo scambio di favori, estromette dai benefici che derivano dall’azione dello Stato alcuni cittadini e ne privilegia altri per il rendiconto personale di chi di volta in volta si avvicenda nella sua gestione. L’interesse personale prevarrà sempre sulla meritocrazia e le potenzialità intellettuali dei più capaci. “Se lo Stato nasce dal superamento dei poteri e degli ordinamenti privati mediante la costituzione di un ente superiore che media tra i poteri privati nell’interesse generale, lo Stato muore o inizia a morire quando questi poteri privati se ne appropriano e lo piegano alle proprie logiche”. A tutto questo si aggiunga che la corruzione molto spesso rappresenta il primo strumento con cui le mafie, disponendo di capitali pressoché illimitati, riescono a permeare ed a inquinare le pubbliche amministrazioni e le istituzioni asservendole ai propri scopi. Si comprende pertanto come tale pratica sia deleteria per tutta la società civile. Ma com’è cambiata la corruzione nell’arco della storia italiana? Se prima, infatti, la corruzione veniva essenzialmente finanziata con l’inflazione, aumentando cioè senza limiti la spesa pubblica, adesso, con il processo di unificazione europea e l’imposizione di regole molto rigide in campo economico sul debito degli stati, essa si alimenta con altri strumenti la cui tendenza generale è quella di dirottare sempre più l’azione statale verso settori privati a cui delegare parte delle risorse pubbliche e del potere decisionale in maniera occulta o palese. La prima tappa di questo processo è stata sicuramente la partitocrazia, con la confisca e la lottizzazione da parte dei partiti di porzioni importanti della gestione della cosa pubblica e la conseguente spartizione dei centri di potere in base alla loro influenza. I partiti sono diventati veri e propri comitati di affari e non più organizzazioni di semplici cittadini di cui dovrebbe alimentarsi la democrazia. La seconda è la riorganizzazione del pubblico con il progressivo trasferimento di funzioni, competenze statali, risorse collettive dagli organi statali appunto, a enti privati o a società che gestiscono settori del pubblico ma con regole del diritto privato per il quale non valgono i reati di corruzione: società miste formalmente private, ma controllate da amministrazioni locali (Regioni, Provincie, Comuni), società per azioni dello Stato dalle quali dipendono migliaia di altre S.p.A. e S.r.l. controllate o partecipate. Si sono create cosi una galassia di enti e società i cui manager e amministratori perdono in molti casi la qualifica di pubblici ufficiali e di incaricati di pubblici servizi e, quindi, non sono perseguibili penalmente per comportamenti che altrimenti sarebbero classificati come concussione e corruzione. Per questo motivo tali enti e società, sotto l’influenza politica, potranno gestire in maniera privatistica la loro attività e le risorse ad esse destinate, fungendo da veri e propri organi clientelari che imbottiscono gli uffici di parenti e clienti politici o affidano consulenze milionarie come forma di tangente, senza nessuna conseguenza penale perché protetti dall’egida della discrezionalità aziendale. Durante Tangentopoli ad esempio tanti imprenditori e top manager di questi enti e società vennero assolti proprio perché le tangenti venivano pagate e riscosse da soggetti che formalmente non avevano la qualifica di pubblici ufficiali. Nella stessa logica si colloca anche la progressiva sostituzione delle procedure pubbliche per l’assegnazione degli appalti per le grandi opere (strade, ponti, trafori, acquedotti, ferrovie, alta velocità) con procedure di tipo privatistico che azzerano o rendono estremamente difficile ogni possibilità di controllo. Mi riferisco alla diffusione degli strumenti come il general contractor che, per esempio, consente di affidare la progettazione, il finanziamento, l’esecuzione e persino la gestione delle opere pubbliche a un’unica impresa privata. Quando entra in azione il general contractor, cioè l’azienda privata che fa da capocordata, più difficilmente si potranno contestare i reati di corruzione e concussione imputabili solo ai pubblici ufficiali o agli incaricati di pubblico servizio. In Italia le imprese in grado di fungere da general contractor sono pochissime e molto spesso sono colossi privilegiati in accordo con la politica. In questo modo la grossa azienda potrà produrre a cascata un sistema di subappalti prestabilito con il potere politico, costoso e inquinato. Un altro settore in cui si osserva lo smantellamento programmato del pubblico, mediante il dirottamento dei fondi statali verso privati, è la sanità. Sempre più cliniche private, a cui si devolve il compito di svolgere gli stessi servizi e le stesse prestazioni che potrebbero svolgere gli ospedali pubblici, risultano convenzionate con i governi regionali e ricevono cospicue porzioni della spesa dedicata alla sanità come rimborso per le prestazioni effettuate. Molto spesso tra i soci diretti o indiretti di tali cliniche vi sono gli stessi esponenti del ceto politico, loro parenti o prestanomi ai quali sicuramente conviene che alle cliniche in questione vengano ceduti tutti quei servizi sanitari suscettibili di produrre ampi profitti mentre vengano lasciati alla sanità pubblica quelli a redditività bassa o nulla. Un esempio fra tutti è rappresentato proprio dalla Sicilia che durante il governo regionale Cuffaro è arrivata a stipulare 1846 convenzioni con strutture private (un numero di convenzioni venti volte maggiore di quello dell’Emilia-Romagna e superiore a quello di tutte le altre ragioni messe insieme) delle quali molto spesso i tariffari erano gonfiati in modo da percepire rimborsi maggiori rispetto alle prestazioni effettivamente erogate. Tutto questo mentre gli ospedali pubblici in Sicilia operano nel degrado e nella fatiscenza a causa della mancanza di fondi. Si potrebbe continuare con numerosi altri esempi. Ma se la corruzione sembra un problema cosi insormontabile anche gli enti locali nel loro piccolo possono fare molto aumentando la trasparenza della loro azione amministrativa nonché avviando e incentivando pratiche di legalità a tutti i livelli. Legalità, trasparenza e partecipazione sono i pilastri basilari delle regole di condotta della pubblica amministrazione, che consentono alla parte privata – il cittadino – di comprendere appieno le decisioni adottate e come esse possano realmente perseguire finalità di interesse pubblico anziché particolaristico. Un primissimo passo verso una maggiore trasparenza e l’instaurazione di un rapporto più diretto tra eletto e elettori, sarebbe la creazione dell’anagrafe pubblica degli eletti. L’idea di base è quella di rendere conoscibile a tutti attraverso internet l’attività istituzionale e la situazione economica e patrimoniale di tutti i politici eletti e di tutte le persone che ricoprono un ruolo politico pubblico, attraverso la pubblicazione di dati riguardanti le loro presenze, il comportamento di voto, gli atti presentati, gli stipendi, i rimborsi e/o i gettoni di presenza, gli emolumenti, le consulenze, la dichiarazione dei redditi. Pertanto, non solo per i dirigenti delle pubbliche amministrazioni ma anche e soprattutto per ciascuno rappresentante politico e istituzionale (consiglieri, assessori e tutti i componenti di giunta) sarebbe buona pratica la pubblicazione on-line di tali informazioni affinché l’elettore possa costantemente valutare le scelte e l’operato dell’eletto agendo di conseguenza. Ogni cittadino potrà cosi valutare se cessare o riconfermare la fiducia alla successiva tornata elettorale. Tutto questo sancisce il diritto di conoscere l’operato di chi rappresenta i cittadini o in altre parole l’einaudiano “conoscere per deliberare”, come elemento fondante di una vera democrazia. Ad esempio, nello stesso statuto comunale di Canicattini Bagni all’articolo 22 viene indicato che “ogni consigliere è tenuto a rendere pubblica la propria situazione patrimoniale al momento delle elezioni e durante lo svolgimento del mandato nelle forme indicate dalla legge e dallo statuto”. Questo è sicuramente apprezzabile in quanto la Legge 441/82 sulle “Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti” prevede che solo nei comuni con più di 50.000 abitanti i consiglieri comunali siano tenuti a rendere pubblica la propria situazione patrimoniale. Sarebbe auspicabile, tuttavia, che già tali informazioni venissero pubblicate sul sito internet del comune al fine di renderne più facile l’accessibilità. Ciò che è importante sottolineare, però, è che, non solo la condizione economico-patrimoniale dell’eletto si ritiene debba essere pubblica, per evidenziare eventuali conflitti di interesse, ma anche la sua attività politica, che per un consigliere comunale significa: 1. numero di presenze in consiglio comunale 2. numero di presenze nelle commissioni consiliari 3. numero di interrogazioni e mozioni presentate 4. numero di interventi durante le discussioni e di emendamenti presentati alle proposte di delibere poste in discussione. Quella per l’anagrafe pubblica degli eletti è una campagna del partito Radicale che quest’ultimo porta avanti dal 2008. Per maggiori informazioni è possibile consultare l’indirizzo: http://www.radicali.it/campagne/anagrafe-degli-eletti. Un’altra proposta, che può contribuire a rendere le decisioni dell’amministrazione più trasparenti, è la ripresa video delle sedute del Consiglio comunale e, dove possibile, l’istituzione di un servizio comunale in streaming sulla rete, sulle radio e sulle televisioni locali per fornire ai cittadini una conoscenza diretta delle scelte adottate in tal sede. D’altronde sono già molti i comuni che, in modo autonomo, rendono disponibili i filmati delle sedute comunali. Inoltre sullo statuto stesso di Canicattini non vi è indicato nulla che possa impedirne la realizzazione. Numerose altre proposte potrebbero riguardare il tema degli appalti pubblici. Una fra tutte riguarda la realizzazione degli appalti per via telematica che permettano un minor impiego di risorse e di tempo rispetto alla normale procedura a offerta segreta, consentendo all’amministrazione, attraverso regole certe e snelle, miglior condizioni economiche (ottenendo offerte con maggior ribasso) ed una corretta e non inquinata concorrenza tra le imprese partecipanti. A tal proposito si segnala come già dal 2007 il comune di Livorno si sia fornito di tale procedura per gli appalti che riguardano cifre inferiori a 150.000 euro e con notevoli vantaggi. La procedura si svolge con offerte a rilancio da parte degli imprenditori, che in forma anonima visualizzano le offerte degli altri partecipanti, scegliendo a loro volta di rilanciare avendo tre minuti di tempo per farlo. Si tratta di vere e proprie aste online, dove gli imprenditori partecipano stando comodamente in ufficio davanti al loro pc e senza la possibilità di mettersi d’accordo tra di loro. Il sistema è stato documentato dalla trasmissione “Report” di RaiTre ed il servizio relativo e visionabile nel link sottostante: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cd6b396e-2ec4-408e-885c-d964f471b904.html. Infine di più ampio respiro sarebbe l’adesione da parte della nostra amministrazione ad “Avviso Pubblico”- l’Associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie. Nata nel 1996, ha l’intento di collegare ed organizzare gli amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica, della responsabilità e della trasparenza, nella politica, nelle istituzioni e nei territori da essi governati. Attualmente Avviso Pubblico conta più di 200 soci tra Comuni, Province, Regioni. Tra le altre numerose attività Avviso Pubblico realizza apposite documentazioni e corsi di formazione per gli amministratori locali e personale della pubblica amministrazione su temi come appalti, racket e usura, beni confiscati e sostegno alle cooperative, comuni sciolti per mafia, corruzione. Collabora costantemente con Libera in numerose iniziative per sollecitare la società civile nella lotta contro le mafie. Proprio in occasione delle prossime elezioni amministrative e per sopperire alle lacune legislative italiane, a causa delle norme e convenzioni internazionali firmate dal nostro paese ma non ancora ratificate (in primis la Convenzione di Strasburgo), l’associazione ha promosso la ”Carta di Pisa“, un codice etico elaborato per gli amministratori locali che si propongono di rafforzare e di diffondere la cultura della legalità, della responsabilità e della trasparenza all’interno degli enti locali. E’ il frutto di un lavoro di gruppo coordinato dal prof. Alberto Vannucci e composto da amministratori locali, docenti universitari, funzionari della pubblica amministrazione e giuristi. Nel suo appello “Per una politica credibile” rivolto, appunto, a tutti i candidati alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012 affinché sottoscrivano con un impegno pubblico – e, in caso di elezione, adottino – la “Carta di Pisa”, si legge: “La Carta di Pisa è un riferimento concreto al quale ogni candidato ed ogni amministratore eletto possono ispirarsi per cercare di agire concretamente sul versante della prevenzione delle nuove e più insidiose forme di malaffare e per promuovere la cultura della trasparenza e della legalità. Non una legalità qualsiasi, ma la legalità democratica, ispirata ai principi e ai valori della nostra Costituzione, che richiede, a chi rappresenta le istituzioni o ha assunto un incarico pubblico, di operare con imparzialità, disciplina e onore”. L’appello è disponibile on-line al seguente indirizzo, da cui è possibile anche scaricare la “Carta di Pisa”: http://www.avvisopubblico.it/news/per-una-politica-credibile-appello-di-avviso-pubblico-ai-candidati-alle-amministrative-del-6-7-maggio-2012_230412.shtml. Ovviamente tutti gli amministratori possono aderire secondo le modalità stabilite dal documento stesso e si auspica che esso possa essere accolto, con un’ampia condivisione, anche tra i candidati alle elezioni di Canicattini. L’avvento di un albo pretorio on-line sul sito del comune di Canicattini ha sicuramente rappresentato un passo avanti in termini di trasparenza, come anche la pubblicazione, nella sezione “Trasparenza, valutazione e merito” dei curriculum vitae dei dirigenti amministrativi e del tasso di assenze e presenze del personale dipendente. Non mi è noto, avendo seguito fino adesso da “lontano” la campagna elettorale, se a Canicattini si sia aperto un confronto concreto su tali temi. Ad ogni modo la trattazione di questi argomenti sarebbe fortemente auspicabile e speriamo che questo contributo possa aprire un dibattito e tali proposte essere utili ad entrambi gli schieramenti.

Dino Tinè

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4 pensieri su “La corruzione nella pubblica amministrazione

  1. Ottimo articolo sia sul piano formale che, soprattutto, nel merito degli argomenti trattati. E’ evidente la lucidità con cui si snocciolano le proposte le quali sono sempre supportate da un’esperienza reale già sperimentata da terzi, a garanzia della credibilità e dell’attuabilità delle stesse. Grande Dino, non fermarti a questo articolo ma continua a proporre in scenari sempre più ampi!

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